Avvocato Sabrina Cestari

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Le news del 2014

avviso

Lo Studio è chiuso al pubblico sino al 5 maggio 2014.
Per questioni urgenti potete contattare l'Avvocato via mail (avvsabrinacestari@libero.it).

Il 10 aprile scorso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha esaminato la problematica del mancato trasferimento, da parte dello Stato, dei fondi necessari al pagamento degli indennizzi ex lege 210/92.
Questo problema si trascina dall’esercizio finanziario 2012 senza che le Regioni, ad oggi, abbiano utilizzato gli strumenti giuridici, di cui pure disporrebbero, per sbloccare la situazione.
In un documento pubblicato lo stesso giorno, le Regioni sollecitano la convocazione, al massimo entro la fine di maggio, di una riunione della Conferenza Stato – Regioni, per trovare un accordo con lo Stato e garantire il ripristino dei finanziamenti.
Inoltre, pur riconoscendo che la situazione attuale sta creando gravi ed ingiustificate disparità di trattamento tra i danneggiati, le Regioni minacciano, in mancanza di accordo, di interrompere il pagamento degli indennizzi a decorrere dall’1 luglio 2014.
Un comportamento che sarebbe privo di qualsiasi legittimità, del quale le Regioni nel caso risponderebbero, per tutti i danni provocati ai danneggiati, in primis nei confronti di coloro che utilizzano gli importi ricevuti per vivere e/o per curarsi.
Ci auguriamo che le Regioni non pongano in essere questo comportamento ma, in caso contrario, adotteremo tutte le opportune iniziative in ogni sede competente.

Il link al… Continua a leggere

Con sentenze n. 1501, 1502, 1503, 1504, 1505 e 1506, tutte depositate il 28 marzo 2014, il Consiglio di Stato ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, annullando le sentenze con le quali il TAR Lazio – Roma, lo scorso anno, aveva sancito la parziale illegittimità del decreto moduli.

In altre parole, secondo il Consiglio di Stato le contestazioni sollevate dai danneggiati ricorrenti avrebbero dovuto essere proposte avanti al tribunale civile, e non a quello amministrativo, incidendo su diritti soggettivi e non su interessi legittimi.

Si tratta di una decisione sorprendente, considerato che contestazioni analoghe a quelle fatte valere nei giudizi definiti con le pronunce sopra citate erano già state sollevate contro il Regolamento pubblicato nel 2009, atto anch’esso pacificamente amministrativo, contestazioni in relazioni alle quali la stessa sezione del Consiglio di Stato si era invece ritenuta competente, pur rigettandole nel merito.

Per un più approfondito commento sarà necessario un attento esame delle sentenze.

 Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Corte di Cassazione sez. VI Civile – L Ordinanza 24 ottobre 213 – 14 febbraio 2014 n. 3517

La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda proposta all’Inps da un invalido volta ad ottenere l’assegno di invalidità civile, ritenendo che il beneficio non potesse spettare, nonostante il percepimento di redditi inferiori alla soglia di legge prescritta, in quanto il ricorrente prestava attività lavorativa.

L’invalido ricorreva in Cassazione.

La Suprema Corte in primis riportava la norma di riferimento, ovvero l’art. 1 comma 35 della legge 247/2007, in vigore dal primo gennaio 2008, che recita:

“L’art. 13 della legge 118/71 è sostituito dal seguente Art. 13 (Assegno mensile).
1. Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di cui all’art. 12”.

Secondo la Cassazione la norma, sia nella formulazione del vecchio art. 13 della legge n.… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI sottosezione lavoro n. 4026/2014

La Corte di Appello respingeva l’impugnazione proposta dall’Inps avverso la sentenza che aveva riconosciuto, in favore di una invalida, il beneficio dell’assegno mensile di invalidità.

L’Inps ricorreva in Cassazione eccependo il fatto che la Corte aveva affermato che, con l’entrata in vigore della legga n. 247/2007, poteva ritenersi superata la necessità di offrire giudizialmente la prova del requisito della mancata occupazione, nonchè il fatto che pur non avendo la ricorrente dato la prova di detto requisito nei tempi e nei modi previsti dal codice di rito e dal codice civile, tuttavia, tale requisito era stato ritenuto provato dalla Corte d’Appello.

Nella sentenza qui commentata, la Suprema Corte in primis mette in evidenzia che, mentre nella vigenza della legge n. 118/1971, art. 13, (testo precedente alle modifiche) andava richiesta la prova del requisito della incollocazione al lavoro, con la nuova normativa, che ha sostituto la previgente dicitura “incollocati al lavoro” con la più ampia espressione che “non svolgono attività lavorativa”, è di tale diverso requisito che occorre fornire la dimostrazione.

Orbene, la prova del requisito del mancato svolgimento di attività lavorativa previsto per beneficiare dell’assegno di invalidità di cui alla legge n. 118/1971,… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI sottosezione L n. 2645/2014

La Corte di Appello aveva riconosciuto alla ricorrente il diritto alla corresponsione dell’assegno di invalidità civile, ex art. 13 legge n. 118/1971, condannando l’Inps alla corresponsione della relativa prestazione nei confronti della stessa.

L’Inps ricorreva in Cassazione, affermando che la Corte avrebbe dovuto respingere il ricorso, avendo l’interessata già compiuto il sessantacinquesimo anno di età al momento della ritenuta acquisizione del diritto all’assegno di invalidità.

La Suprema Corte, confermando il proprio precedente orientamento (ex plurimis Cass. n. 5640/2006), ha ritenuto il ricorso fondato.

Invero, la pensione e l’assegno di invalidità civile non possono essere riconosciuti a favore di soggetti il cui stato di invalidità a norma di legge si sia perfezionato con decorrenza successiva al compimento del sessantacinquesimo anno di età (o comunque ne abbiano fatto domanda dopo il raggiungimento di tale età), come si evince dal complessivo sistema normativo, che per gli ultrasessantacinquenni prevede l’alternativo beneficio della pensione sociale, anche in sostituzione delle provvidenze per inabilità già in godimento, e come è stato espressamente confermato dal d.lgs. n. 509 del 1988, art. 8.

La sentenza è stata conseguentemente cassata e decisa nel merito con reiezione della domanda.

Avvocato Sabrina Cestari

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Pubblico le tabelle con gli importi dell’anno 2014, ringrazio Aster e Alberto Cappellaro.

Sabrina Cestari

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L’art. 114 comma 4, lett. e) c.p.a. ha introdotto l’istituto della c.d. penalità di mora (o astreinte), già regolato per il processo civile, con riguardo alle sentenze aventi per oggetto obblighi di fare infungibile o di non fare, dall’art. 614 bis del c.p.c, aggiunto dall’art. 49 della legge n. 69/2009.

Si tratta di una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, modellata sulla falsariga dell’istituto francese dell’ astreinte, che mira a vincere la resistenza del debitore, inducendolo ad adempiere all’obbligazione sancita a suo carico dall’ordine del giudice.

La misura della penalità di mora può trovare applicazione se sussistono tutti i tre presupposti stabiliti dall’ art. 114 comma 4, lettera e), c.p.a., ossia quello positivo, costituito dalla richiesta di parte e quelli negativi, costituiti dall’insussistenza di profili di manifesta iniquità e dall’insussistenza di altre ragioni ostative.

Dall’introduzione dell’istituto si è posto il problema di stabilire se lo stesso sia ammissibile solo nel caso di obblighi di fare infungibile o non fare oppure anche nel caso di pagamento di somme di danaro.

La risposta della giurisprudenza è stata inizialmente negativa (Tar Campania Napoli n. 2162/2011, Tar Lazio Roma n. 10305/2011, Tar Lazio Roma, Sez. II, n. 9037/2012, Tar Campania, Napoli Sez. IV, n.… Continua a leggere

Come lo scorso anno, pubblico la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate alle agevolazioni fiscali per i disabili, guida disponibile sul sito della Agenzia: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Agevolazioni/AgevDisab/schedainfoagevdisab/

Aprendo il file dal mio link o direttamente dal sito dell’Agenzia è possibile scaricare la guida in formato pdf.

Sabrina Cestari

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Cassazione civile sez. III sentenza n. 1361 del 23/01/2014

Nella recente sentenza n. 1361/2014 la Suprema Corte ha affermato che la perdita della vita, per antonomasia, non ha conseguenze inter vivos per l’individuo che appunto cessa di esistere, ma ciò non può e non deve condurre a negarne in favore del medesimo il ristoro, giacché la perdita della vita, bene supremo dell’uomo e oggetto di primaria tutela da parte dell’ordinamento, non può rimanere priva di conseguenze anche sul piano civilistico.
Il ristoro del danno da perdita della vita, chiarisce la Cassazione, costituisce in realtà ontologica ed imprescindibile eccezione al principio della risarcibilità dei soli danni-conseguenza.
La morte ha, infatti, per conseguenza la perdita non già solo di qualcosa bensì di tutto.
Non si tratta, pertanto, chiarisce la Cassazione, di verificare quali conseguenze derivino dal danno evento, al fine di stabilire quali siano risarcibili e quali no.
La Corte ha, peraltro, ribadito che il danno, anche in caso di lesione di valori della persona, non può considerarsi in re ipsa, risultando altrimenti snaturata la funzione del risarcimento, che verrebbe ad essere concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno, bensì quale pena privata per un comportamento lesivo, ma va provato… Continua a leggere

Riporto l’articolo pubblicato ieri da Alberto Cappellaro in relazione all’integrale rivalutazione del rateo ex lege 210/92 utilizzato quale base di calcolo in sede di determinazione dell’indennizzo ex lege 229/05.

La sentenza citata nell’articolo è disponibile sul sito di Alberto.

Sabrina Cestari

Pubblico la sentenza n. 2645 del 12 luglio 2013 con la quale il Tribunale di Trani, sezione lavoro, ha condannato il Ministero della salute a determinare l’indennizzo ex art. 1 legge 229/05 sulla base di un rateo, ex lege 210/92, rivalutato per intero in entrambe le sue componenti (assegno e indennità integrativa speciale).
L’indennizzo aggiuntivo disciplinato dall’art. 1 della legge 229/05 consiste infatti “in un assegno mensile vitalizio, di importo pari a sei volte la somma percepita dal danneggiato ai sensi dell’articolo 2 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, per le categorie dalla prima alla quarta della tabella A annessa al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni, a cinque volte per le categorie quinta e sesta, e a quattro volte per le categorie settima e ottava“.
Nel determinare tale importo il Ministero della salute si serve di tabelle che prevedono la rivalutazione annua, sulla base del… Continua a leggere

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