Avvocato Sabrina Cestari

Patrocinante in Cassazione

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Riporto, affinchè rimanga sul mio sito, l’articolo pubblicato, dopo il decesso del mio consorte, dalla Fondazione Giambrone, che ringrazio pubblicamente per le condoglianze, precisando che proprio dal giorno della sua prematura morte non rivesto più, per mia volontà, come comunicato illo tempore al Presidente, la veste di Legale della stessa Associazione, così come, da settembre dello scorso anno, non rivesto più, sempre per mia volontà, la qualità di Legale dell’Associazione Thalassemici di Agrigento. Le ragioni di tale scelta sono di carattere personale, ma non l’avrei comunque compiuta se, dopo 10 anni di “servizio”, non avessi prima portato a termine gli obiettivi ed i “compiti” che mi ero prefissa per tutelare il bene dei tanti Thalassemici/Drepanocitici danneggiati dal sangue infetto, orbene, a livello associativo i miei “incarichi” relativi a questo aspetto sono assolti, continuerò la mia attività in favore dei miei clienti sino al termine dei singoli percorsi transattivi e/o giudiziari, sia in questo campo che in quelli connessi o non connessi.

Avvocato Sabrina Cestari

Agrigento, 21/05/2017

“Addio Carmelo non ti dimenticheremo
31 gennaio 2017

Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giambrone partecipano con cordoglio al grave lutto che ha colpito l’Avvocato Sabrina Cestari, Legale della Fondazione, per… Continua a leggere

Con sentenze n. 3807/2017, n. 3821/2017, n. 3865/2017 e n. 3866/2017 il Tar del Lazio è tornato ad occuparsi del D.M. 4 maggio 2012, contenente i requisiti di accesso alle transazioni disciplinate dalle leggi n. 222/2007 e n. 244/2007.
I giudici amministrativi hanno preso atto che la materia rientra nella loro giurisdizione, stante quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione (v. ordinanze n. 2050/2016 e 2051/2016).
Nel merito, il Collegio si è integralmente richiamato alle proprie precedenti pronunce n. 7073/2013 e n. 7928/2013, ribadendo in particolare che:
– la possibilità di transigere le controversie in materia di risarcimento del danno “non impedisce (o impediva) ai potenziali destinatari degli atti regolamentari e generali impugnati, ove non convinti della convenienza dei criteri stabiliti nei decreti impugnati, di portare comunque avanti il giudizio risarcitorio, non aderendo alle procedure transattive in questione”;
– la disciplina contenuta nel “D.M. 4 maggio 2012 non è identica, ma compatibile con quella recata per i soggetti emofilici dal D.M. 3 novembre 2003, secondo i limiti indicati dalla normativa primaria del 2007 che vi ha fatto riferimento”, con la conseguenza, ad esempio, che è del tutto legittimo il diverso trattamento economico previsto nel decreto “tra soggetti emofilici-talassemici e emotrasfusi… Continua a leggere

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2017 la determina n. 500/2017 dell’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco), avente ad oggetto la “Ridefinizione dei criteri di trattamento per la terapia dell’Epatite”.
I criteri aggiornati per l’ammissione alle nuove terapie, previsti dall’articolo 1 della determina, sono i seguenti:
criterio 1: pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi;
criterio 2: epatite ricorrente HCV-RNA positiva del fegato trapiantato in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione;
criterio 3: epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B, insufficienza renale);
criterio 4: epatite cronica con fibrosi METAVIR F3 (o corrispondente Ishak);
criterio 5: in lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD <25 e/o con HCC all’interno dei criteri di Milano con la possibilità di una attesa in lista di almeno due mesi;
criterio 6: epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione;
criterio 7: epatite cronica… Continua a leggere

Come ogni anno l’Agenzia delle entrate pubblica la guida alle agevolazioni fiscali per i disabili.

Con sentenza n. 6589 del 25 maggio 2016, resa in un caso da noi patrocinato e non impugnata in Appello dal Ministero della salute, il Tribunale civile di Milano ha condannato l’Amministrazione a corrispondere, ai parenti di una danneggiata contagiata a gennaio 1972 e successivamente deceduta a causa dell’aggravamento della patologia, la “complessiva somma di € 325.000,00 oltre interessi legali dalla domanda giudiziale al saldo”.
Il giudice ha evidenziato come “deve ritenersi che sussista la responsabilità del Ministero per l’illecito aquiliano dedotto” in giudizio, considerato che l’Amministrazione, “nell’ambito dei suoi poteri di direttiva, vigilanza e controllo in ordine alla pratica trasfusionale, omise di adottare” le precauzioni allora disponibili, ovvero la “rigorosa selezione dei donatori” nonché l’obbligo “di eseguire il dosaggio delle transaminasi utili ad intercettare una quota significativa di donatori infetti da HCV”, potendosi così concludere che l’epatite contratta dalla danneggiata, successivamente evoluta in epatocarcinoma, “sia stata con elevato grado di probabilità razionale prodotta dalla violazione dei predetti obblighi … e dalle conseguentemente elevate probabilità che il sangue trasfuso fosse infetto”.
Con riferimento alle indagini anamnestiche il giudice ha rilevato “che il regolamento di esecuzione della legge 592/67 (D.P.R. 1256/71) stabiliva a riguardo parametri molto lassi”, pur essendo “già chiara… Continua a leggere

Con sentenza n. 436 del 30 giugno 2016, resa in un caso da noi patrocinato e non impugnata in Cassazione dal Ministero della salute, la sezione lavoro della Corte di appello di Milano ha riconosciuto l’indennizzo ex lege 210/92, con ascrizione all’ottava categoria, ad una nostra assistita il cui quadro clinico è caratterizzato, tra l’altro, “da persistente positività per HCV RNA”.
Quadro che il giudice di primo grado non aveva invece ritenuto sufficiente per riconoscere l’ascrizione tabellare, la contemporanea normalità delle transaminasi equivarrebbe infatti ad “assenza di segni di danni irreversibili”, con la conseguenza che “la patologia … silente” non provocherebbe “alcun danno funzionale” e non sarebbe “pertanto indennizzabile”.
Un giudizio che aveva disatteso la Consulenza medica ammessa in primo grado, che aveva “riconosciuto la presenza di un’intensa attività di replicazione del virus e, dunque, la presenza di un danno funzionale attuale”.
La Corte d’appello, aderendo alle conclusioni della ulteriore perizia medico-legale disposta in secondo grado, evidenzia innanzi tutto come il quadro clinico della danneggiata, oltre ad essere “caratterizzato dalla persistente positività per HCV RNA già a far tempo dalla determinazione effettuata nel primo mese di vita, con livelli di viremia persistentemente intorno alle 200.000 UI/mL, ha avuto,… Continua a leggere

Il Ministero della salute ha comunicato alle Regioni l’ammontare dei bimestri dell’indennizzo ex lege 210/92, calcolati sulla base di un tasso di inflazione programmata pari all’0,9%.

Gli importi sono i seguenti:
categoria prima 1.726,38 euro
categoria seconda 1.699,95 euro
categoria terza 1.673,70 euro
categoria quarta 1.647,33 euro
categoria quinta 1.620,89 euro
categoria sesta 1.594,46 euro
categoria settima 1.568,09 euro
categoria ottava 1.541,66 euro

Ringraziamo Aster per la segnalazione.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

Cassazione civile n. 14346/2016
In caso di morte del pensionato, il figlio superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, ove maggiorenne, se riconosciuto inabile al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di questi. Il requisito della “vivenza a carico”, precisa la Cassazione, va considerato con particolare rigore, essendo necessario dimostrare che il genitore provvedeva, in via continuativa e in misura quanto meno prevalente, al mantenimento del figlio inabile. La nozione di vivenza a carico è definita dal D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 106 (T.U.) nei seguenti termini: “Agli effetti dell’art. 85, la vivenza a carico è provata quando risulti che gli ascendenti si trovino senza mezzi di sussistenza autonomi sufficienti ed al mantenimento di essi concorreva in modo efficiente il defunto”. Secondo la Corte l’espressione “mezzi di sussistenza” con cui il D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 106, definisce lo stato di vivenza a carico richiama l’analoga espressione “mezzi necessari per vivere” di cui all’art. 38 Cost., comma 1 e non i “mezzi adeguati di vita del lavoratore”, di cui al comma 2 e la determinazione, in concreto, della sufficienza dei mezzi di sussistenza è tipico giudizio di fatto demandato al giudice del… Continua a leggere

Cassazione civile sez. lav. n. 21529/2016

La questione della quale si è occupata la Suprema Corte è quella riguardante il reddito a cui occorre fare riferimento per la pensione d’ invalidità civile ovvero se lo stesso sia quello “imponibile” e cioè, secondo la formulazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 3, (TUIR), la base imponibile da assoggettare a tassazione ai fini Irpef, costituita dal reddito complessivo del contribuente al netto degli oneri deducibili indicati nell’art. 10 del TUIR (quali tra gli altri le spese mediche, gli assegni periodici corrisposti al coniuge legalmente separato, i contributi assistenziali e previdenziali), oppure se il reddito di riferimento sia invece quello lordo, comprensivo di tali oneri.
Precedentemente la Corte, con la sentenza n. 4158 del 22 marzo 2001, e più di recente con l’ordinanza n. 11582 del 2015, aveva preferito la prima soluzione, disattendendo la contraria soluzione adottata con l’ordinanza n. 4223 del 2012.
Nella recente sentenza n. 21529/2016 la Suprema Corte afferma che, nell’ambito del sistema previdenziale ed assistenziale, è il Legislatore che, nelle diverse fattispecie, individua quale debba essere il reddito rilevante al fine del diritto ad una determinata prestazione.
Proprio la funzione cui assolve il sistema assistenziale, di sostegno… Continua a leggere

Cassazione civile n. 26181/2016
Secondo il costante orientamento di della Suprema Corte, ribadito nella sentenza de qua, l’accertamento del requisito della “inabilità” (di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 8) richiesto ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità ai figli superstiti del lavoratore o del pensionato, deve essere operato secondo un criterio concreto, ossia avendo riguardo al possibile impiego delle eventuali energie lavorative residue in relazione al tipo di infermità e alle generali attitudini del soggetto, in modo da verificare, anche nel caso del mancato raggiungimento di una riduzione del cento per cento dell’astratta capacità di lavoro, la permanenza di una capacità dello stesso di svolgere attività idonee nel quadro dell’art. 36 Cost. e tali da procurare una fonte di guadagno non simbolico. Nel caso di specie la Corte d’Appello, mutuando conclusioni formulate dal consulente tecnico d’ufficio ed estranee all’ambito del giudizio tecnico affidato all’ausiliare, non aveva compiuto alcun accertamento sulle residue capacità lavorative dell’intimato e, dunque, non aveva operato nessuna verifica, in concreto, sulla permanenza o meno di una capacità del soggetto di svolgere un’attività tale da procurargli una fonte di guadagno che non fosse meramente simbolica e nel ritenere che l’interessato fosse totalmente… Continua a leggere

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