Avvocato Sabrina Cestari

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Il Ministero della salute persiste nel sostenere, nei giudizi risarcitori promossi dai contagiati da sangue infetto, che nessuna responsabilità potrebbe essergli addebitata per danni derivanti da emotrasfusioni effettuate in data antecedente alla scoperta del virus HBV (1978).
Con sentenza n. 9550/2017 la terza sezione civile della Suprema Corte ha rigettato questa interpretazione, ribadendo che “secondo l’orientamento ormai maggioritario della giurisprudenza di legittimità in tema di responsabilità omissiva dell’Amministrazione per contagio derivante da emotrasfusione o da utilizzo di prodotti emoderivati, sussiste la responsabilità dell’Amministrazione anche nel caso di trattamenti precedenti alla data in cui il virus dell’epatite B è stato definitivamente identificato in sede scientifica internazionale, in quanto già prima di tale data, a partire della metà degli anni ‘60, era noto il rischio collegato alla trasmissione dell’epatite ed il Ministero era tenuto a vigilare sulla sicurezza del sangue e ad adottare le misure necessarie per evitare i rischi per la salute umana”. Risulta pertanto “superato l’opposto orientamento espresso da Cass. 2250/2013, la quale aveva escluso la responsabilità del Ministero per contagi avvenuti a causa di trattamenti anteriori al 1978, senza necessità di ulteriori accertamenti da parte del giudice del merito, non ricorrendo la regolarità causale tra omesso controllo da… Continua a leggere

Sentenza T.A.R. Roma sez. III – 30/03/2017 – Accesso ai documenti amministrativi

La ricorrente aveva adito il Tar per sentir affermare il proprio diritto ad ottenere l’accesso agli atti riguardanti la procedura concorsuale alla quale aveva partecipato, dopo che diverse istanze inviate dalla stessa e a mezzo raccomandata e a mezzo PEC erano rimaste inevase, con riferimento in particolare al fatto che essendosi ella collocata nella terza posizione risultava la prima degli esclusi in graduatoria.

L’amministrazione si costituiva in giudizio con atto di mera forma, senza argomentare alcunché.

La ricorrente, afferma il Tar, nella sentenza qui commentata, quale prima degli esclusi del concorso, vanta certamente un interesse qualificato agli atti del procedimento culminato nell’approvazione della graduatoria.

I Giudici amministrativi, accogliendo il ricorso, hanno precisato che il diritto di accesso agli atti della P.A., a prescindere dalla necessità dei suddetti atti per la proposizione di ricorso giurisdizionale, non costituisce, una pretesa meramente strumentale alla difesa in giudizio della situazione sottostante, essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita, così che la domanda giudiziale tesa ad ottenere l’accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l’anzidetta situazione, ma anche… Continua a leggere

Diritto di accesso:
1. L’allegazione del mandato è necessaria ai fini dell’accesso solo quando l’Amministrazione non sia già stata informata dei rapporti di assistenza legale e tecnica tra il privato e il professionista che lo rappresenta presso gli uffici.
2. E’ necessario conoscere l’atto istruttorio che costituisce la motivazione per relationem di un provvedimento di diniego.

Tar per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) – sentenza del 19/05/2017

Il ricorso, nel caso di specie, riguardava l’accesso ad un atto indicato in una istanza comunale, citata quale motivazione per relationem in una nota dello stesso Ente.

Tra il ricorrente ed il Comune era in corso un’interlocuzione riguardante due questioni: le modalità con cui i vicini utilizzavano il cortile che confina con la proprietà del ricorrente e l’ordinanza di rimessione in pristino, che attribuiva al ricorrente la responsabilità di un abuso edilizio.

Il responsabile del Servizio Tecnico Privato, con una nota, ricapitolando i passaggi precedenti della vicenda, aveva evidenziato che la questione relativa all’utilizzo del cortile rientrava nei rapporti di vicinato, di natura privatistica, e non poteva quindi costituire oggetto di un provvedimento amministrativo. Per quanto riguardava, invece, le richieste di modifica dell’ordinanza le stesse non potevano essere accolte per… Continua a leggere

 TAR Molise sentenza del 18/05/2017

Nel caso oggetto della sentenza qui commentata veniva impugnato, dinanzi al Tar, un provvedimento del Comune che aveva annullato, d’ufficio in autotuela, il provvedimento con il quale il Commissario ad acta, precedentemente nominato con sentenza dal Tar, aveva rilasciato al ricorrente un permesso a costruire.

A fondamento del ricorso veniva dedotta la carenza del potere, in capo al Comune, di annullare in autotuela provvedimenti adottati dal Commissario ad acta per porre rimedio all’inerzia nel provvedere della stessa Amministrazione, contestando, nel merito, anche i pretesi vizi di legittimità allegati dal Comune nel provvedimento di annullamento impugnato, nonché, in generale, la sussistenza dei presupposti previsti dall’articolo 21 nonies della legge numero 241 del 1990 per il ricorso al potere di annullamento d’ufficio.

Si costituiva in giudizio il Comune contestando la fondatezza dei motivi di censura e concludendo per la loro reiezione.

Interveniva, altresì, in causa il Commissario ad acta per sostenere le ragioni del ricorrente.

Il Tar giudicava il ricorso fondato, affermando che, in particolare, meritava di essere condiviso il primo motivo di censura con il quale il ricorrente aveva dedotto la carenza di potere in capo al Comune, laddove aveva inteso annullare in autotutela un… Continua a leggere

Riporto, affinchè rimanga sul mio sito, l’articolo pubblicato, dopo il decesso del mio consorte, dalla Fondazione Giambrone, che ringrazio pubblicamente per le condoglianze, precisando che proprio dal giorno della sua prematura morte non rivesto più, per mia volontà, come comunicato illo tempore al Presidente, la veste di Legale della stessa Associazione, così come, da settembre dello scorso anno, non rivesto più, sempre per mia volontà, la qualità di Legale dell’Associazione Thalassemici di Agrigento. Le ragioni di tale scelta sono di carattere personale, ma non l’avrei comunque compiuta se, dopo 10 anni di “servizio”, non avessi prima portato a termine gli obiettivi ed i “compiti” che mi ero prefissa per tutelare il bene dei tanti Thalassemici/Drepanocitici danneggiati dal sangue infetto, orbene, a livello associativo i miei “incarichi” relativi a questo aspetto sono assolti, continuerò la mia attività in favore dei miei clienti sino al termine dei singoli percorsi transattivi e/o giudiziari, sia in questo campo che in quelli connessi o non connessi.

Avvocato Sabrina Cestari

Agrigento, 21/05/2017

“Addio Carmelo non ti dimenticheremo
31 gennaio 2017

Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giambrone partecipano con cordoglio al grave lutto che ha colpito l’Avvocato Sabrina Cestari, Legale della Fondazione, per… Continua a leggere

Con sentenze n. 3807/2017, n. 3821/2017, n. 3865/2017 e n. 3866/2017 il Tar del Lazio è tornato ad occuparsi del D.M. 4 maggio 2012, contenente i requisiti di accesso alle transazioni disciplinate dalle leggi n. 222/2007 e n. 244/2007.
I giudici amministrativi hanno preso atto che la materia rientra nella loro giurisdizione, stante quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione (v. ordinanze n. 2050/2016 e 2051/2016).
Nel merito, il Collegio si è integralmente richiamato alle proprie precedenti pronunce n. 7073/2013 e n. 7928/2013, ribadendo in particolare che:
– la possibilità di transigere le controversie in materia di risarcimento del danno “non impedisce (o impediva) ai potenziali destinatari degli atti regolamentari e generali impugnati, ove non convinti della convenienza dei criteri stabiliti nei decreti impugnati, di portare comunque avanti il giudizio risarcitorio, non aderendo alle procedure transattive in questione”;
– la disciplina contenuta nel “D.M. 4 maggio 2012 non è identica, ma compatibile con quella recata per i soggetti emofilici dal D.M. 3 novembre 2003, secondo i limiti indicati dalla normativa primaria del 2007 che vi ha fatto riferimento”, con la conseguenza, ad esempio, che è del tutto legittimo il diverso trattamento economico previsto nel decreto “tra soggetti emofilici-talassemici e emotrasfusi… Continua a leggere

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30 marzo 2017 la determina n. 500/2017 dell’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco), avente ad oggetto la “Ridefinizione dei criteri di trattamento per la terapia dell’Epatite”.
I criteri aggiornati per l’ammissione alle nuove terapie, previsti dall’articolo 1 della determina, sono i seguenti:
criterio 1: pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi;
criterio 2: epatite ricorrente HCV-RNA positiva del fegato trapiantato in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione;
criterio 3: epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B, insufficienza renale);
criterio 4: epatite cronica con fibrosi METAVIR F3 (o corrispondente Ishak);
criterio 5: in lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD <25 e/o con HCC all’interno dei criteri di Milano con la possibilità di una attesa in lista di almeno due mesi;
criterio 6: epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione;
criterio 7: epatite cronica… Continua a leggere

Come ogni anno l’Agenzia delle entrate pubblica la guida alle agevolazioni fiscali per i disabili.

Con sentenza n. 6589 del 25 maggio 2016, resa in un caso da noi patrocinato e non impugnata in Appello dal Ministero della salute, il Tribunale civile di Milano ha condannato l’Amministrazione a corrispondere, ai parenti di una danneggiata contagiata a gennaio 1972 e successivamente deceduta a causa dell’aggravamento della patologia, la “complessiva somma di € 325.000,00 oltre interessi legali dalla domanda giudiziale al saldo”.
Il giudice ha evidenziato come “deve ritenersi che sussista la responsabilità del Ministero per l’illecito aquiliano dedotto” in giudizio, considerato che l’Amministrazione, “nell’ambito dei suoi poteri di direttiva, vigilanza e controllo in ordine alla pratica trasfusionale, omise di adottare” le precauzioni allora disponibili, ovvero la “rigorosa selezione dei donatori” nonché l’obbligo “di eseguire il dosaggio delle transaminasi utili ad intercettare una quota significativa di donatori infetti da HCV”, potendosi così concludere che l’epatite contratta dalla danneggiata, successivamente evoluta in epatocarcinoma, “sia stata con elevato grado di probabilità razionale prodotta dalla violazione dei predetti obblighi … e dalle conseguentemente elevate probabilità che il sangue trasfuso fosse infetto”.
Con riferimento alle indagini anamnestiche il giudice ha rilevato “che il regolamento di esecuzione della legge 592/67 (D.P.R. 1256/71) stabiliva a riguardo parametri molto lassi”, pur essendo “già chiara… Continua a leggere

Con sentenza n. 436 del 30 giugno 2016, resa in un caso da noi patrocinato e non impugnata in Cassazione dal Ministero della salute, la sezione lavoro della Corte di appello di Milano ha riconosciuto l’indennizzo ex lege 210/92, con ascrizione all’ottava categoria, ad una nostra assistita il cui quadro clinico è caratterizzato, tra l’altro, “da persistente positività per HCV RNA”.
Quadro che il giudice di primo grado non aveva invece ritenuto sufficiente per riconoscere l’ascrizione tabellare, la contemporanea normalità delle transaminasi equivarrebbe infatti ad “assenza di segni di danni irreversibili”, con la conseguenza che “la patologia … silente” non provocherebbe “alcun danno funzionale” e non sarebbe “pertanto indennizzabile”.
Un giudizio che aveva disatteso la Consulenza medica ammessa in primo grado, che aveva “riconosciuto la presenza di un’intensa attività di replicazione del virus e, dunque, la presenza di un danno funzionale attuale”.
La Corte d’appello, aderendo alle conclusioni della ulteriore perizia medico-legale disposta in secondo grado, evidenzia innanzi tutto come il quadro clinico della danneggiata, oltre ad essere “caratterizzato dalla persistente positività per HCV RNA già a far tempo dalla determinazione effettuata nel primo mese di vita, con livelli di viremia persistentemente intorno alle 200.000 UI/mL, ha avuto,… Continua a leggere

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