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articoli anno 2018

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Archivi del mese: luglio 2018

Con quattro sentenze (nn. 12564/2018, 12565/2018, 12566/2018 e 12567/2018) le Sezioni Unite hanno individuato e delineato la portata compensatio lucri cum damno, rispondendo all’interrogativo se e a quali condizioni, nella determinazione del risarcimento del danno da fatto illecito, accanto alla poste negative si debbano considerare le poste positive che, successivamente al fatto illecito, si presentano nel patrimonio del danneggiato.

L’esistenza dell’istituto della compensatio non è controversa nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, trovando il proprio fondamento nel concetto di danno risarcibile quale risultato di una valutazione globale degli effetti dell’atto dannoso.

Se tale atto porta, accanto al danno, un vantaggio, quest’ultimo deve essere calcolato in diminuzione dell’entità del risarcimento: infatti, il danno non deve essere fonte di lucro e la misura del risarcimento non deve superare quella dell’interesse leso o condurre, comunque, a un arricchimento ingiustificato del danneggiato.

Controversi prima delle quattro sentenze erano invece la portata e l’ambito di operatività dell’istituto, ossia i limiti entro i quali la compensatio può trovare applicazione, soprattutto là dove il vantaggio acquisito al patrimonio del danneggiato in connessione con il fatto illecito derivi da un titolo diverso e vi siano due soggetti obbligati al risarcimento sulla base di fonti differenti.

Restano fuori dai… Continua a leggere

Come segnalato nell’articolo pubblicato sui nostri siti il 16 marzo 2018, il Tar Lazio aveva dichiarato inammissibile il ricorso sul silenzio serbato dal Ministero della salute in ordine all’adesione alla procedura transattiva disciplinata dalle leggi n. 222 e n. 244 del 2007.

L’inammissibilità era stata giustificata dalla “natura negoziale e non amministrativa dell’anelato atto sostanziale (id est, la transazione)” essendo il mezzo spiegato posto a tutela di un diritto soggettivo e “inequivocabilmente diretto non ad accertare l’esistenza in capo alla p.a. dell’obbligo di adottare un provvedimento autoritativo e unilaterale a consistenza tipicamente amministrativa, quanto piuttosto a concludere una vera e propria transazione”.

Tale motivazione non è stata condivisa dal Consiglio di Stato, che con le sentenze n. 3512 e n. 3858 del 2018 ha affermato essere sussistente la giurisdizione del giudice amministrativo “in applicazione dei principi delineati dalla Corte regolatrice della giurisdizione”.

Invero “in tema di danni da emotrasfusione, il rifiuto opposto dalla P.A. all’istanza di transazione del danneggiato non incide sul diritto soggettivo al risarcimento, ma sull’interesse all’osservanza della normativa secondaria concernente la procedura transattiva, sicché l’impugnazione del diniego non rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, ma in quella del giudice amministrativo”.

Il Consiglio… Continua a leggere

Con sentenza n. 15734 del 15 giugno 2018 la Cassazione ha enunciato un fondamentale principio di diritto in merito alla sussistenza, nell’ambito del giudizio di risarcimento del danno, del nesso di causalità tra contrazione del virus ed emotrasfusione già accertato dalla CMO nel corso del procedimento amministrativo per l’ottenimento dell’indennizzo ex lege 210/92.

Nella sentenza impugnata la Corte di Appello aveva affermato che il parere della CMO non costituisce prova del rapporto eziologico tra virus e trasfusione, attesa sia la diversità degli istituti di indennizzo e risarcimento del danno, sia la diversa ratio della legge del 1992. Invero, secondo la Corte d’Appello il diritto all’indennità sorge per il solo fatto di un danno irreversibile derivante da infezione post-trasfusionale e risponde ad una esigenza di solidarietà sociale verso persone colpite dall’infezione, sicché l’accertamento del nesso causale avviene in maniera più “elastica” e “generosa”, facendo ricorso anche a presunzioni, laddove ciò non è consentito nel giudizio in cui la pretesa risarcitoria è fondata su asserite responsabilità delle parti convenute e dove è quindi richiesto un rigoroso accertamento della sussistenza del nesso causale tra condotta asseritamente illecita e danno subito.

La Cassazione evidenzia invece che la CMO rende il proprio giudizio sul nesso… Continua a leggere

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