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Sabrina Cestari
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articoli anno 2018
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Negli ultimi mesi diversi consulenti tecnici d’ufficio e di parte mi hanno contattata per avere dei chiarimenti ai fini del calcolo degli arretrati derivanti dalle somme maturate a titolo di rivalutazione dell’indennità integrativa speciale in relazione all’indennizzo ex lege 210/92, ho deciso, pertanto, di pubblicare, a loro beneficio, la presente sintetica nota.
L’indennizzo ex lege 210/92 si compone di due parti:
la prima consiste in un assegno determinato nella misura di cui alla tabella B allegata alla legge 29 aprile 1976, n. 1172, come modificata dall’articolo 8 della legge 2 maggio 1984, n. 111, tale importo costituisce circa il 5% di quanto liquidato ogni anno ad ogni singolo danneggiato;
la seconda consiste in una somma corrispondente all’importo dell’indennità integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324 (i.i.s) , somma pari a 6.171,96 euro annui (1.028,66 bimestrali).
Il Ministero della Salute ha escluso, sino al 2012, la rivalutazione annua sulla seconda somma (i.i.s).
Tale interpretazione è stata cristallizzata legislativamente nell’art. 11 comma 13 del d.l. 78/10, attraverso il quale si è previsto che il comma 2 dell’art. 2 della legge 25 febbraio 1992, n. 210 e successive modificazioni si interpreta nel senso che la somma corrispondente all’importo dell’indennità integrativa speciale non è rivalutata. Tale norma è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 293/11 ed il Ministero ha provveduto, conseguentemente, a rivalutare integralmente l’importo dell’indennizzo a partire dall’anno 2012 nei confronti dei danneggiati pagati direttamente dal Ministero dell’Economia e Finanze (Mef), senza, tuttavia, corrispondere agli stessi le somme dovute a titolo di rivalutazione dell’indennità integrativa speciale maturate prima di tale data.

Sabrina Cestari

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4 risposte a Breve nota sull’indennizzo ex lege 210/92

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Alessandro

    No, occorre inoltrare una diffida (racc. a/r o pec) al Ministero della Salute e successivamente instaurare una causa presso la sezione lavoro del Tribunale competente, al momento, infatti, il Ministero non provvede spontaneamente al pagamento degli arretrati.
    Mi contatti senza impegno via mail per eventuali chiarimenti.
    Cordiali saluti,
    Sabrina Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Leonardo

    La rivalutazione dell’intero indennizzo è avvenuta a partire dal 2012 per coloro che vengono pagati direttamente dal Mef, quindi, se Lei viene pagato direttamente dal Mef il Suo indennizzo è rivalutato anche nella componente indennità integrativa speciale, coloro che vengono pagati, invece, dalla Regione o dall’Asl hanno subito sorti diverse: in alcune Regioni vi è stata la rivalutazione integrale, in altre come la Calabria, questo non è avvenuto, in altre ancora la rivalutazione è stata applicata solo a coloro che avevano ottenuto una sentenza favorevole. Per controllare se gli importi che Le vengono corrisposti sono stati correttamente rivalutati può andare alla voce materiali del mio sito sezione indennizzo (tabelle ministeriali integralmente rivalutate) e confrontare gli importi, la tabella è quella del 2012, per gli importi 2013 può andare alla voce del sito “indice argomenti”, “ indennizzo “ e cercare l’articolo del 21 febbraio nel quale esiste un link alla tabella 2013.
    Per quanto riguarda gli arretrati eventualmente maturati occorre inoltrare una diffida (racc. a/r o pec) al Ministero della Salute e successivamente instaurare una causa presso la sezione lavoro del Tribunale competente, al momento, infatti, come già scritto, il Ministero non provvede spontaneamente al pagamento degli arretrati.
    Mi contatti senza impegno via mail per eventuali chiarimenti.
    Cordiali saluti,
    Sabrina Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Alessandro

    Nell’ambito di una causa di risarcimento del danno gli importi dell’indennizzo possono essere valutati ai fini di una eventuale decurtazione della somma riconosciuta.

    Il Giudice potrebbe ritenere di operare lo scomputo ovvero di sottrarre dal risarcimento le somme già percepite a titolo di indennizzo, in alcuni casi è stato applicato anche lo scomputo delle somme percepiende cioè di quelle non ancora percepite.

    Esistono, infatti, sentenze che statuiscono che l’indennizzo già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (“compensatio lucri cum damno”), venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

    Tali operazioni, tuttavia, non incidono sul diritto a percepire l’indennizzo, bensì sull’ammontare della somma corrisposta a titolo di risarcimento, ne consegue che se l’importo del danno accertato in sentenza fosse superiore alle somme già percepite a titolo di indennizzo, al danneggiato nulla verrebbe corrisposto in relazione al risarcimento, mentre continuerebbe a percepire l’indennizzo.

    Cordiali saluti.

    Sabrina Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Alessandro

    Se intende sentenze sul punto esplicitato nel Suo post del 7 giugno io non ne conosco, per altro, affinché una sentenza contesse tale statuizione nell’ambito del giudizio di risarcimento dovrebbe esserci una domanda in tal senso da parte dell’Ente erogante l’indennizzo.

    Rimangono fermi i principi espressi nella mia precedente risposta.

    Sul Suo caso specifico in relazione ai Suoi timori Le consiglio di parlarne direttamente con il Legale che segue la Sua causa.

    Se vuole ulteriori chiarimenti di carattere generale può chiamarmi telefonicamente.
    Cordiali saluti

    Sabrina Cestari

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