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Sabrina Cestari
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articoli anno 2018

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Risarcimento danni da sangue infetto e da vaccino

risarcimento danni da sangue infetto e da vaccino

Con quattro sentenze (nn. 12564/2018, 12565/2018, 12566/2018 e 12567/2018) le Sezioni Unite hanno individuato e delineato la portata compensatio lucri cum damno, rispondendo all’interrogativo se e a quali condizioni, nella determinazione del risarcimento del danno da fatto illecito, accanto alla poste negative si debbano considerare le poste positive che, successivamente al fatto illecito, si presentano nel patrimonio del danneggiato.

L’esistenza dell’istituto della compensatio non è controversa nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, trovando il proprio fondamento nel concetto di danno risarcibile quale risultato di una valutazione globale degli effetti dell’atto dannoso.

Se tale atto porta, accanto al danno, un vantaggio, quest’ultimo deve essere calcolato in diminuzione dell’entità del risarcimento: infatti, il danno non deve essere fonte di lucro e la misura del risarcimento non deve superare quella dell’interesse leso o condurre, comunque, a un arricchimento ingiustificato del danneggiato.

Controversi prima delle quattro sentenze erano invece la portata e l’ambito di operatività dell’istituto, ossia i limiti entro i quali la compensatio può trovare applicazione, soprattutto là dove il vantaggio acquisito al patrimonio del danneggiato in connessione con il fatto illecito derivi da un titolo diverso e vi siano due soggetti obbligati al risarcimento sulla base di fonti differenti.

Restano fuori dai… Continua a leggere

Con sentenza n. 15734 del 15 giugno 2018 la Cassazione ha enunciato un fondamentale principio di diritto in merito alla sussistenza, nell’ambito del giudizio di risarcimento del danno, del nesso di causalità tra contrazione del virus ed emotrasfusione già accertato dalla CMO nel corso del procedimento amministrativo per l’ottenimento dell’indennizzo ex lege 210/92.

Nella sentenza impugnata la Corte di Appello aveva affermato che il parere della CMO non costituisce prova del rapporto eziologico tra virus e trasfusione, attesa sia la diversità degli istituti di indennizzo e risarcimento del danno, sia la diversa ratio della legge del 1992. Invero, secondo la Corte d’Appello il diritto all’indennità sorge per il solo fatto di un danno irreversibile derivante da infezione post-trasfusionale e risponde ad una esigenza di solidarietà sociale verso persone colpite dall’infezione, sicché l’accertamento del nesso causale avviene in maniera più “elastica” e “generosa”, facendo ricorso anche a presunzioni, laddove ciò non è consentito nel giudizio in cui la pretesa risarcitoria è fondata su asserite responsabilità delle parti convenute e dove è quindi richiesto un rigoroso accertamento della sussistenza del nesso causale tra condotta asseritamente illecita e danno subito.

La Cassazione evidenzia invece che la CMO rende il proprio giudizio sul nesso… Continua a leggere

Con sentenza n. 2898/2018, depositata il 14 marzo 2018, il TAR Lazio ha dichiarato inammissibile un ricorso con il quale si impugnava, “ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a., il silenzio serbato dal Ministero della salute sull’istanza di adesione alla transazione formulata dalla parte ricorrente”.

Il Collegio ricorda, innanzi tutto, che le transazioni disciplinate dalla legge 244/2007 e dai successivi atti amministrativi, tra i quali il Regolamento n. 132/2009 e il Decreto Ministeriale 4 maggio 2012, consistono in accordi “da stipulare, in applicazione di una serie di disposizioni di carattere primario e secondario, tra il Ministero della salute e i soggetti danneggiati da trasfusioni con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati parimenti infetti che abbiano avviato azioni di risarcimento, tutte pendenti nei confronti del predetto Ministero”.

Procedure che da anni attendono un riscontro da parte dell’Amministrazione.

Per questo motivo il danneggiato ricorrente aveva adito il Tribunale Amministrativo romano, al fine di sentir dichiarare l’illegittimità del silenzio serbato dal Ministero della salute e, verosimilmente, chiedere la nomina di un Commissario ad acta per accertare, al posto dell’Amministrazione, il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa sopra citata.

Il Collegio non ha accolto però l’istanza, ritenendo “di non… Continua a leggere

Con sentenza n. 2337/2018, depositata oggi , 31 gennaio 2018, la Corte di Cassazione, in una controversia patrocinata dai sottoscritti Legali, Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro, ha confermato la sentenza n. 1507/2015 con la quale la Corte di appello di Milano aveva rigettato l’impugnazione della pronuncia n. 5801/2012 del Tribunale di Milano, condannando il Ministero della salute a risarcire tre contagiati a seguito di trasfusioni infette subite, rispettivamente, nel 1968, nel 1983 e nel 1985/86, liquidando importi, in linea capitale, pari a un milione e 290 mila euro.

I giudici di legittimità hanno evidenziato che vi sono stati orientamenti contrastanti circa l’individuazione della “data di conoscenza dell’epatite B”, data a decorrere dalla quale, secondo quanto statuito dalle Sezioni Unite con sentenza n. 581/2008, “sussiste la responsabilità del Ministero della salute” per contagi da sangue infetto.

Secondo la Cassazione “l’orientamento prevalente ha ritenuto che la data di conoscenza del rischio di contagio dell’epatite B era risalente ad epoca precedente all’anno 1978”, indirizzo che ha trovato conferma nella pronuncia n. 17084/2017 della Suprema Corte, nella quale si afferma che “in caso di patologie contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, il rapporto eziologico tra la somministrazione del… Continua a leggere

Con ordinanza n. 22061/2017 la Corte di Cassazione ha stabilito che il Ministero della salute può essere condannato a risarcimento danni da sangue infetto anche quando il contagio sia successivo all’entrata in vigore della legge n. 107/1990, rubricata “Disciplina per le attività trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati”, normativa oggi sostituita dalla legge n. 219/2005, rubricata “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati”.

La trasfusione che aveva dato origine al contenzioso era avvenuta il 17 febbraio 1999.
Il Ministero della salute aveva impugnato la pronuncia di appello, che aveva liquidato al danneggiato un risarcimento, avendo l’Amministrazione “già diffuso, a tutte le strutture del servizio sanitario nazionale, all’epoca della terapia trasfusionale praticata sul M., tutte le istruzioni e le indicazioni operative, nonché tutte le direttive necessarie allo scopo di impedire il contagio da trasfusione di sangue, con particolare riferimento alle attività amministrative seguite all’approvazione della L. n. 107 del 1990, con la conseguente inconfigurabilità di una responsabilità del Ministero della salute per danni da contagio epatico verificatisi a seguito di trasfusioni somministrate dopo il 1990”, motivo che la Cassazione ha ritenuto infondato.

Secondo la Cassazione l’emanazione della… Continua a leggere

Con tre recenti pronunce la Suprema Corte ha ribadito che il Ministero della salute può essere condannato a risarcire i danni conseguenti a contagi da sangue infetto anche qualora il contagio sia precedente al 1978.
Con ordinanza n. 22416/2017 la Corte ha stabilito che “in caso di patologie conseguenti ad infezione da virus HBV, HIV e HCV, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, non sussistono eventi autonomi e diversi ma solo manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo, sicché anche prima dell’anno 1978, in cui il virus dell’epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, con conseguente scoperta dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni, è configurabile la responsabilità del Ministero della salute per l’omissione dei controlli in materia di raccolta e distribuzione del sangue per uso terapeutico e sull’idoneità dello stesso ad essere oggetto di trasfusione, già consentiti dalle conoscenze mediche e dai dati scientifici del tempo”.

Con ordinanze n. 22832/2017 e n. 22833/2017 la Cassazione ha confermato che “già a partire dalla data di conoscenza del rischio del contagio dell’epatite B, comunque risalente ad epoca precedente al 1978 (anno in cui questo virus fu definitivamente identificato in sede scientifica), sussiste la responsabilità del Ministero… Continua a leggere

Il Ministero della salute persiste nel sostenere, nei giudizi risarcitori promossi dai contagiati da sangue infetto, che nessuna responsabilità potrebbe essergli addebitata per danni derivanti da emotrasfusioni effettuate in data antecedente alla scoperta del virus HBV (1978).
Con sentenza n. 9550/2017 la terza sezione civile della Suprema Corte ha rigettato questa interpretazione, ribadendo che “secondo l’orientamento ormai maggioritario della giurisprudenza di legittimità in tema di responsabilità omissiva dell’Amministrazione per contagio derivante da emotrasfusione o da utilizzo di prodotti emoderivati, sussiste la responsabilità dell’Amministrazione anche nel caso di trattamenti precedenti alla data in cui il virus dell’epatite B è stato definitivamente identificato in sede scientifica internazionale, in quanto già prima di tale data, a partire della metà degli anni ‘60, era noto il rischio collegato alla trasmissione dell’epatite ed il Ministero era tenuto a vigilare sulla sicurezza del sangue e ad adottare le misure necessarie per evitare i rischi per la salute umana”. Risulta pertanto “superato l’opposto orientamento espresso da Cass. 2250/2013, la quale aveva escluso la responsabilità del Ministero per contagi avvenuti a causa di trattamenti anteriori al 1978, senza necessità di ulteriori accertamenti da parte del giudice del merito, non ricorrendo la regolarità causale tra omesso controllo da… Continua a leggere

Con sentenze n. 3807/2017, n. 3821/2017, n. 3865/2017 e n. 3866/2017 il Tar del Lazio è tornato ad occuparsi del D.M. 4 maggio 2012, contenente i requisiti di accesso alle transazioni disciplinate dalle leggi n. 222/2007 e n. 244/2007.
I giudici amministrativi hanno preso atto che la materia rientra nella loro giurisdizione, stante quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione (v. ordinanze n. 2050/2016 e 2051/2016).
Nel merito, il Collegio si è integralmente richiamato alle proprie precedenti pronunce n. 7073/2013 e n. 7928/2013, ribadendo in particolare che:
– la possibilità di transigere le controversie in materia di risarcimento del danno “non impedisce (o impediva) ai potenziali destinatari degli atti regolamentari e generali impugnati, ove non convinti della convenienza dei criteri stabiliti nei decreti impugnati, di portare comunque avanti il giudizio risarcitorio, non aderendo alle procedure transattive in questione”;
– la disciplina contenuta nel “D.M. 4 maggio 2012 non è identica, ma compatibile con quella recata per i soggetti emofilici dal D.M. 3 novembre 2003, secondo i limiti indicati dalla normativa primaria del 2007 che vi ha fatto riferimento”, con la conseguenza, ad esempio, che è del tutto legittimo il diverso trattamento economico previsto nel decreto “tra soggetti emofilici-talassemici e emotrasfusi… Continua a leggere

Con sentenza n. 6589 del 25 maggio 2016, resa in un caso da noi patrocinato e non impugnata in Appello dal Ministero della salute, il Tribunale civile di Milano ha condannato l’Amministrazione a corrispondere, ai parenti di una danneggiata contagiata a gennaio 1972 e successivamente deceduta a causa dell’aggravamento della patologia, la “complessiva somma di € 325.000,00 oltre interessi legali dalla domanda giudiziale al saldo”.
Il giudice ha evidenziato come “deve ritenersi che sussista la responsabilità del Ministero per l’illecito aquiliano dedotto” in giudizio, considerato che l’Amministrazione, “nell’ambito dei suoi poteri di direttiva, vigilanza e controllo in ordine alla pratica trasfusionale, omise di adottare” le precauzioni allora disponibili, ovvero la “rigorosa selezione dei donatori” nonché l’obbligo “di eseguire il dosaggio delle transaminasi utili ad intercettare una quota significativa di donatori infetti da HCV”, potendosi così concludere che l’epatite contratta dalla danneggiata, successivamente evoluta in epatocarcinoma, “sia stata con elevato grado di probabilità razionale prodotta dalla violazione dei predetti obblighi … e dalle conseguentemente elevate probabilità che il sangue trasfuso fosse infetto”.
Con riferimento alle indagini anamnestiche il giudice ha rilevato “che il regolamento di esecuzione della legge 592/67 (D.P.R. 1256/71) stabiliva a riguardo parametri molto lassi”, pur essendo “già chiara… Continua a leggere

Cassazione civile, sez. lav. 12/12/2016 n. 25379

La Cassazione ha affermato nella recente sentenza n. 25379/16, che la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta di trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati, alla luce dell’art. 3, secondo comma, Cost., dell’art. 26 della Carta di Nizza e della Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti dei disabili, ratificata con legge n. 18 del 2009, in funzione della tutela della persona disabile. Pertanto, il trasferimento del lavoratore è vietato anche quando la disabilità del familiare, che egli assiste, non si configuri come grave, a meno che il datore di lavoro, a fronte della natura e del grado di infermità psico -fisica del familiare, provi la sussistenza di esigenze aziendali effettive ed urgenti. Nel caso di specie, quindi, la Corte d’Appello non avrebbe dovuto fermarsi alla mancanza di documentazione proveniente dalle USL sull’invalidità grave del disabile, ma avrebbe dovuto procedere ad una valutazione della serietà e rilevanza (sotto lo specifico profilo della necessità di assistenza) dell’handicap sofferto (eventualmente sulla base della documentazione disponibile) a fronte delle esigenze produttive sottese al… Continua a leggere

Corte Costituzionale sentenza n. 213/2016

Il Tribunale ordinario di Livorno, in funzione di giudice del lavoro, aveva dubitato della legittimità costituzionale dell’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), come modificato dall’art. 24, comma 1, lettera a), della legge 4 novembre 2010, n. 183 “nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari dei permessi di assistenza al portatore di handicap in situazione di gravità”, per violazione degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione.
Ad avviso del giudice rimettente, la norma censurata nell’escludere dal novero dei possibili beneficiari dei permessi retribuiti il convivente more uxorio, si porrebbe invero in contrasto con l’art. 2 Cost., in quanto non consentirebbe alla persona affetta da handicap grave di beneficiare della piena ed effettiva assistenza nell’ambito di una formazione sociale che la stessa ha contribuito a creare e che è sede di svolgimento della propria personalità; nonché incontrato con l’art. 3 Cost., unitamente agli artt. 2 e 32 Cost., poiché darebbe luogo ad una irragionevole disparità di trattamento, in punto di assistenza da prestarsi attraverso i permessi retribuiti, tra il portatore di handicap inserito… Continua a leggere

Quanto esposto nel presente articolo è frutto delle informazioni derivanti dalla giornaliera gestione della procedura di equa riparazione da parte dei sottoscritti Avvocati Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro.

Il Ministero della Salute in questi giorni sta proseguendo, al fine di completarlo, il pagamento dell’equo ristoro ai danneggiati appartenenti alla sesta categoria che hanno inviato nei mesi scorsi l’accettazione.

Nel contempo, e precisamente da fine luglio, il Ministero ha iniziato, altresì, ad inviare, attraverso raccomandata a/r, la proposta di adesione anche ai danneggiati ascritti alla settima categoria, l’invio della proposta viene effettuato, per conoscenza via PEC, anche agli Avvocati che hanno instaurato per conto dei clienti la procedura transattiva o a quelli che, per volontà degli assistiti, sono subentrati nella stessa con regolare mandato.

Come aveva già fatto per le categorie dalla prima alla sesta, il Ministero richiede ai danneggiati o ai loro eredi la firma e l’invio dei documenti allegati alla proposta entro il termine di 15 giorni dalla ricezione della stessa, evidenziamo a tal riguardo, anche se lo abbiamo già fatto in passato, che si tratta di un termine pacificamente non perentorio, tanto più nel caso di specie in cui la ricezione della proposta avviene nel mese di agosto… Continua a leggere

Come avevamo segnalato in altro articolo, le Sezioni Unite della Cassazione sono state chiamate a risolvere un contrasto, insorto nella terza sezione civile, circa la possibilità di scomputare dal risarcimento somme percepite a titolo indennitario, come ad esempio pensioni di inabilità o di reversibilità, equo indennizzo o altre erogazioni connesse alla morte o all’invalidità, morte o invalidità a loro volta conseguenti anche all’illecito produttivo del diritto al risarcimento del danno.

Anche se la controversia non riguarda un caso di contagio da sangue infetto, con ordinanza n. 14392 del 14 luglio 2016 la terza sezione civile ha disposto il rinvio di una causa pendente a nuovo ruolo, preso che atto che il ricorso principale solleva “la questione della compensabilità dell’indennizzo ex L. n. 210 del 1992 con l’ammontare liquidato a titolo di risarcimento del danno ( nella specie, da epatite di tipo “C” contratta all’esito di profilassi antitetanica con Gamma – Tet )”, questione “della cui disamina risultano essere state investite le Sezioni Unite di questa Corte, la cui pronunzia si appalesa pertanto senz’altro opportuno attendere”.
Ringraziamo Aster per la segnalazione.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Cassazione civile sez. III ordinanza del 05/03/2015 n. 4447

La giurisprudenza della Suprema Corte si è orientata, per lungo tempo ed in modo prevalente, nel senso che dal montante risarcitorio per danno patrimoniale conseguente a fatto illecito dovessero escludersi le prestazioni erogate dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale, non potendo in tal caso trovare rilievo il principio della compensatio lucri cum damno, giacchè prestazione previdenziale e danno non scaturiscono entrambi dal fatto illecito, posto che la prima sorge direttamente dalla legge (Cass., 7 ottobre 1964, n. 2530; Cass., 10 ottobre 1970, n. 1928;Cass., 14 marzo 1996, n. 2117; Cass., 31 maggio 2003, n. 8828; Cass., 25 agosto 2006, n. 18490; Cass., 10 marzo 2014, n. 5504).

Tuttavia, con la sentenza n. 13537 del 13 giugno 2014 la sezione III, la Cassazione, ha affermato il seguente principio: “In tema di danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui, dall’ammontare del risarcimento deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità percepita dal superstite in conseguenza della morte del congiunto, attesa la funzione indennitaria assolta da tale trattamento, che è inteso a sollevare i familiari dallo stato di bisogno derivante dalla scomparsa del congiunto, con conseguente esclusione,… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI n. 10958 del 26/05/2016

Il Ministero della salute aveva ricorso in Cassazione insistendo nella propria carenza di legittimazione passiva in ordine alla tardiva corresponsione dell’indennizzo ex lege 210/92, evidenziando che il ritardo nell’adempimento della prestazione era imputabile, nel caso di specie, in via esclusiva alla Regione che era tenuta al pagamento del beneficio.
La Suprema Corte, ribadendo i principi già espressi nella pronuncia n. 6336 del 2014, ha accolto il ricorso del Ministero affermando che, “ferma la legittimazione passiva del Ministero della salute in tema di controversie relative all’indennizzo previsto dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210, in favore di soggetti che abbiano riportato danni irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e da questi ultimi proposte per l’accertamento del diritto al beneficio, sussiste tuttavia la legittimazione della Regione, che abbia provveduto al pagamento dell’indennizzo in linea capitale, nella causa promossa dal danneggiato per il pagamento degli interessi maturati per la sua tardiva corresponsione, secondo gli ordinari principi in materia di inadempimento delle obbligazioni civili”.

Avvocato Sabrina Cestari

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Sentenza del Tribunale Milano sez. lav. n. 1284 del 17/04/2014

Il ricorrente, quale genitore di un figlio gravemente disabile, era tra i soggetti che in base all’art. 42, comma 5, d.lgs 115/2001 sono titolari del diritto di usufruire dei permessi di cui all’art. 4, comma 2, l.n. 53/2000.
In tale veste egli aveva usufruito del congedo straordinario biennale retribuito.
Successivamente aveva richiesto analogo beneficio in quanto genitore di altro figlio disabile portatore di handicap grave.
L’inps, come avviene sempre in questi casi, aveva ritenuto di non accogliere la domanda in quanto il congedo già concesso ed usufruito aveva avuto una durata pari a due anni e, quindi, secondo la lettura fornita dall’istituto, pari al massimo complessivo dei periodi di congedo che un lavoratore può ottenere nell’arco della sua vita lavorativa.
Invero, l’inciso “…nell’arco della vita lavorativa”, contenuto nella legge, viene interpretato dall’Istituto come riferito al lavoratore e quindi alla sua esperienza lavorativa all’interno della quale i periodi di congedo usufruibili in totale non potrebbero superare il limite di due anni.
Con la sentenza qui commentata, invece, il Tribunale di Milano ha ritenuto che una lettura della norma di cui all’art. 42, comma 5 bis d.lgs n. 115/2001 che tenga conto… Continua a leggere

Come è noto, costituisce principio ormai consolidato in giurisprudenza quello secondo il quale “il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto patologie causate da HBV, HCV o HIV per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale, che decorre, a norma dell’art. 2935 c.c. e art. 2947 c.c., comma 1, non dal giorno in cui l’evento determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche”.

Ebbene, nell’applicare tale principio a volte i giudici desumono la prova della consapevolezza dell’ingiustizia del danno dalla mera diagnosi della presenza degli anticorpi del virus nel sangue, in particolare ove tale diagnosi sia avvenuta con riferimento a un soggetto sottoposto, per la patologia di base, a periodiche trasfusioni, a maggior ragione se la predetta diagnosi sia successiva all’entrata in vigore della legge 210/92, disciplina che avrebbe “resa manifesta … la conoscenza dei rischi delle trasfusioni di sangue infetto”.

E’ evidente come questo ragionamento comporti… Continua a leggere

Con ricorso straordinario ex D.P.R. n. 1199/1971, trasmesso inizialmente al Ministero della salute e successivamente al Consiglio di Stato ai fini dell’esame immediato dell’istanza cautelare ivi contenuta, abbiamo impugnato l’esclusione dalle transazioni dei figli di una emotrasfusa, contagiata nel 1970 e successivamente deceduta a causa della malattia.

Gli eredi hanno un contenzioso, tuttora pendente, nel quale hanno agito iure hereditario e iure proprio, e sono stati esclusi dalle transazioni in applicazione dell’art. 5, comma 1, lettera a) del Decreto Moduli, norma che esclude dalla fase di stipula i danneggiati, o i loro eredi, qualora siano trascorsi più di cinque anni tra la domanda di indennizzo e l’inizio del giudizio civile.

Con parere del 28 aprile 2016 il Consiglio di Stato, preso atto che “si evidenziano chiaramente profili di danno grave e non immediatamente riparabile in capo agli odierni ricorrenti, eredi che hanno agito in sede civile sia iure proprio che iure hereditatis”, e vista altresì “la sentenza della Cassazione, SS.UU. civili, 3 febbraio 2016, n. 2050, che ha dichiarato in materia la giurisdizione del giudice amministrativo”, ha ordinato all’Amministrazione, di “riesaminare la posizione” dei ricorrenti “in ordine all’ammissione alle procedure transattive in questione”.

Il Giudice amministrativo, pertanto, allo stato non… Continua a leggere

Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) sentenza n. 00842/2016 depositata il 29/02/2016

Si ricorderà che in ordine al regolamento sulla revisione delle modalità di determinazione e sui campi di applicazione dell’ISEE il TAR Lazio – Roma, sez. I con sentenza n. 2459/2015, aveva accolto due dei motivi avanzati in ricorso dai disabili e dalle loro famiglie e per l’effetto aveva annullato l’art. 4, c. 2, lett. f) del DPCM 159/2013, nella parte in cui ha incluso, tra i dati da considerare ai fini ISEE per la situazione reddituale i trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari percepiti dai soggetti portatori di disabilità ed annullato l’art. 4, c. 4, lett. d) del DPCM nella parte in cui, nel fissare le franchigie da detrarre dai redditi, aveva introdotto “… un’indistinta differenziazione tra disabili maggiorenni e minorenni, consentendo un incremento di franchigia solo per quest’ultimi, senza considerare l’effettiva situazione familiare del disabile maggiorenne”.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed il Ministero dell’economia e delle finanze avevano impugnato la suddetta sentenza avanti al Consiglio di Stato.

Orbene, secondo il Consiglio di Stato l’art. 4, c. 1, lett. f) del DPCM contempla nell’ISEE, tra i… Continua a leggere

Cassazione civile sez. III n. 2177/2016

La sentenza qui commentata riguarda il consenso informato alla prestazione medica ed i caratteri che esso deve assumere per essere tale.

La Cassazione precisa che, nel caso di specie, alla luce di quanto emerge dalla sentenza di appello, la “questione” del consenso informato della ricorrente si correla esclusivamente alla domanda risarcitoria per lesione del diritto alla salute (costituzionalmente tutelato in base all’art. 32 Cost.), “quale unica pretesa che, dalla stessa sentenza, risulta esser stata azionata in giudizio e che (come messo in rilievo più volte da questa Corte: tra le altre, Cass., 9 febbraio 2010, n. 2847; Cass., 12 giugno 2015, n. 12205) rimane, quindi, ben distinta dalla domanda risarcitoria che postula la lesione del diritto fondamentale all’autodeterminazione a seguito della mancata informazione da parte del sanitario”. “Distinzione, questa, che assume uno specifico rilievo effettuale, giacchè soltanto in riferimento alla pretesa di risarcimento del danno alla salute derivato da atto terapeutico necessario e correttamente eseguito in base alle regole dell’arte si impone, ove sia mancata l’adeguata informazione del paziente sui possibili effetti pregiudizievoli non imprevedibili, la verifica circa la rilevanza causale dell’inadempimento dell’obbligo informativo rispetto al predetto danno, gravando sullo stesso paziente la… Continua a leggere

Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) – sentenza n. 653/2016 depositata il 18/02/2016

La controversia esaminata dal Consiglio di Stato nella sentenza qui commentata riguarda il regime giuridico sostanziale e processuale, ai sensi dell’art. 31 del codice del processo amministrativo che disciplina l’azione avverso il silenzio – rifiuto (rectius silenzio – inadempimento), istituto finalizzato a porre un rimedio alle ipotesi di comportamento inerte della pubblica amministrazione.

Il Consiglio di Stato in primis ricorda che il Legislatore, già con il previgente art. 21 bis della legge 6 dicembre 1971 n.1034 ha configurato in favore del soggetto interessato un’azione articolata su due domande:

una di tipo dichiarativo, volta ad ottenere l’accertamento dell’obbligo dell’Amministrazione destinataria di un’apposita istanza ad essa rivolta a definire il procedimento nei termini previsti;

l’altra, di condanna, con cui si impone alla P.A. l’adozione di una determinazione esplicita in ordine a quanto alla medesima viene chiesto.

Il Consiglio di Stato osserva che, in linea di massima, nei giudizi sul silenzio il giudice non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere, essendogli precluso il potere di accertare la fondatezza sostanziale sottesa alla richiesta avanzata dal soggetto, giacchè se così non fosse si andrebbe… Continua a leggere

Con sentenza n. 1681/15, pubblicata il 9 giugno 2015, il Tribunale di Milano – sezione lavoro, accogliendo integralmente il ricorso da noi presentato nell’interesse dei genitori di una danneggiata da vaccino, ha dichiarato che la base di calcolo dei benefici previsti dalla legge 229/05 è costituita dal rateo ex lege 210/92 rivalutato per intero, quindi anche nella componente determinata con riferimento all’indennità integrativa speciale.

Il Tribunale ha conseguentemente condannato il Ministero della salute a ricalcolare tanto il mensile liquidato ai sensi dell’art. 1, comma 1, della predetta legge, quanto l’assegno una tantum disciplinato dall’art. 4 del medesimo testo normativo.

Le somme pertanto che l’Amministrazione dovrà corrispondere ai nostri assistiti sono le seguenti:

– 71.055,51 euro, oltre interessi, quale vitalizio ex art. 1, comma 1, legge 229/05;

– 82.907,47 euro, oltre interessi, quale assegno una tantum ex art. 4 legge 229/05.

Il Ministero della salute, rimasto contumace nel giudizio, non ha impugnato la sentenza che è quindi passata in giudicato.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Circolare Inps n. 210 del 31/12/2015

Con la circolare n. 210/2015 l’Inps comunica di aver provveduto alle operazioni di rinnovo delle pensioni per l’anno 2016, tali attività sono finalizzate ad attribuire la rivalutazione per l’anno 2015, in misura definitiva e per l’anno 2016, in misura provvisoria, sulle pensioni e sulle prestazioni assistenziali; ad attribuire la rivalutazione definitiva sulle indennità degli invalidi civili, dei sordomuti, dei ciechi civili e sugli assegni accessori annessi alle pensioni privilegiate di 1° categoria concesse agli ex dipendenti civili e militari delle Amministrazioni Pubbliche; ad effettuare i conguagli relativi alle pensioni e alle ritenute erariali; ad attribuire in via provvisoria le prestazioni collegate al reddito, ove spettanti, ovvero ad applicare le trattenute di legge, sulla base delle ultime dichiarazioni rese dagli aventi titolo e registrate negli archivi informatici; per le pensioni delle gestioni private, a impostare le variazioni di importo in considerazioni delle scadenze e delle variazioni memorizzate sulla prestazione.

La circolare contiene quattro allegati:

Allegato n.1: Decreto 19 novembre 2015 Allegato n 2: Variazione percentuale indice FOI Allegato n.3: Adeguamento automatico dei trattamenti pensionistici di guerra 2016 Allegato n.4: Tabelle rinnovo 2016

Nella circolare si precisa che il decreto del 19… Continua a leggere

Addolorati per il grave lutto che ha colpito la famiglia Di Todaro e tutta la “famiglia” Talassemica riportiamo le parole che il Presidente della Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la guarigione dalla Thalassemia, Angela Iacono, ha voluto pubblicare in questo triste momento.

Sabrina Cestari

 

“Il Cofondatore Cataldo Giammusso, il Presidente Angela Iacono, il Coordinatore Scientifico Prof.ssa Adriana Ceci, il vice Presidente Franco Mansi, i Consiglieri Andrea Barra e Rocco Zizza ed il Comitato scientifico della Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la guarigione dalla Thalassemia, addolorati e commossi partecipano con estremo cordoglio al grave lutto che ha colpito la scorsa notte il Cofondatore Aldo Di Todaro e la moglie Rita per la perdita dell’adorato figlio Filippo.

Vorremmo che tutta la famiglia Talassemica Italiana si unisse a noi nel ricordare quanto dobbiamo ad Aldo Di Todaro, che è stato tra i pionieri italiani della lotta alla Thalassemia, perseguendo senza sosta l’obiettivo di una migliore qualità della vita e della guarigione.

E’ doveroso ricordare chi era Filippo, in modo particolare per me che ho avuto la fortuna di conoscerlo molto bene. Filippo aveva una forte personalità ed una nobiltà d’animo unica, soprattutto non amava le mezze misure, le ipocrisie e le piaggerie… Continua a leggere

Il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha reso noto che con decreto n. 74997 del 1° ottobre 2015 è stata disposta, in favore delle Regioni, l’erogazione delle risorse per il pagamento degli arretrati della rivalutazione degli indennizzi di cui alla legge n. 210/1992. Le predette risorse sono state ripartite con Decreto MEF del 27 maggio 2015 recante “Riparto del contributo di cui all’articolo 1, comma 186, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, per la corresponsione degli indennizzi, di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210”. Con il provvedimento sopra citato è stato autorizzato “l’impegno e il pagamento dell’importo complessivo di euro 99.975.843,92 da erogare in favore delle Regioni individuate nella Tabella 1 del D.M. 27 maggio 2015 e secondo gli importi indicati nell’allegato prospetto alla col. 5, che forma parte integrante del predetto provvedimento, quale contributo spettante per l’anno 2015, mediante versamento sulle relative contabilità speciali accese presso le Tesorerie Provinciali dello Stato competenti per territorio e con imputazione della spesa a carico del cap. 2855, iscritto nello stato di previsione di questo Ministero per l’anno finanziario 2015 (u.d.v. 2.3)”.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Nell’ambito dell’estensione dei servizi a disposizione dell’utente-Cittadino munito di PIN l’Inps ha comunicato con il messaggio n. 005694 del 14/09/2015 che nel Fascicolo Previdenziale del Cittadino è stata aggiunta una nuova area riservata all’Invalidità Civile. Partendo dal sito www.inps.it e selezionando Servizi per il cittadino – Fascicolo Previdenziale del Cittadino, Invalidità Civile, il cittadino potrà conoscere, le informazioni relative alle domande di invalidità ed ai certificati medici introduttivi trasmessi all’Istituto.

Avvocato Sabrina Cestari

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Come è noto, la Regione Calabria è in notevole ritardo nel pagamento dei bimestri dell’indennizzo ex lege 210/92, ritardo che si protrae da molti anni e che ha ormai raggiunto tempi inaccettabili. A questo si aggiunge una sostanziale inerzia degli organi competenti nel cercare di porre rimedio alla situazione, tanto sotto il profilo della velocizzazione dei trasferimenti dei fondi da parte dello Stato, quanto sotto quello della individuazione di soluzioni alternative. Pertanto, su esplicito mandato di una cliente dello studio, abbiamo promosso contro la Regione un ricorso per decreto ingiuntivo, chiedendo al Tribunale competente di condannare l’ente a corrispondere alla medesima gli interessi legali su tutti i bimestri versati in ritardo, oltre gli ulteriori accessori dovuti. Il ricorso è stato accolto con decreto ingiuntivo emesso il 4 agosto scorso.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Con due recenti sentenze, rese a Sezioni Unite e pubblicate il 22 luglio scorso, la Corte di cassazione si è pronunciata, in senso sfavorevole ai danneggiati, sul termine entro il quale deve essere domandato l’indennizzo nonché su quello per impugnare avanti al giudice ordinario l’eventuale rigetto dell’istanza. Con sentenza n. 15353/2015 la Corte ha ribadito che la domanda di indennizzo deve essere presentata entro tre anni dalla conoscenza del danno e che tale termine ha natura decadenziale, pertanto il suo mancato rispetto comporta la perdita definitiva ed irrevocabile del beneficio. La Cassazione ha ulteriormente stabilito che questo termine si applica a tutte le domande presentate dopo la sua introduzione, avvenuta con legge 25 luglio 1997, n. 238, entrata in vigore il 28 luglio 1997. Qualora però la conoscenza del danno sia anteriore rispetto al 28 luglio 1997, i tre anni decorrono da quest’ultima data. Se la conoscenza è invece posteriore all’introduzione del termine, l’istanza è ammissibile solo se inviata o protocollata entro tre anni dalla conoscenza del danno. Con sentenza n. 15687/2015, la Cassazione ha invece chiarito che il termine di un anno previsto dall’art. 5 comma 3 della legge 210/92 ha parimenti natura perentoria, questo significa che l’eventuale decreto… Continua a leggere

Come ogni anno, in considerazione delle domande che pervengono allo Studio sull’argomento, pubblico l’ultima guida della agenzia delle entrate sulle agevolazioni fiscali per i disabili aggiornata al mese di aprile del corrente anno.

Avvocato Sabrina Cestari

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A norma dell’art. 9, comma 1-bis, del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115 nelle controversie di assistenza obbligatoria (e quindi in tutte quelle concernenti l’indennizzo ex lege 210/92, incluse quelle nelle quali si chieda anche la sola rivalutazione integrale dell’indennizzo), sono obbligati a versare il contributo unificato soltanto coloro che, sulla base dell’ultima dichiarazione, sono titolari di un reddito imponibile, ai fini dell’imposta personale sul reddito, superiore a tre volte l’importo previsto dall’articolo 76 del medesimo decreto, articolo che fissa le condizioni reddituali per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
L’art. 77 del stesso decreto prevede l’adeguamento ogni due anni dei limiti di reddito in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatesi nel biennio precedente

Tale importo viene stabilito con decreto del Ministro della giustizia.

Il precedente importo indicato nell’art. 76 citato, introdotto con decreto del 1 aprile 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 23 luglio 2014, era pari a 11.369,24 euro: la soglia di esenzione, al di sopra della quale scattava quindi l’obbligo di versamento del contributo, era pari a € 34.107,72.

Con decreto del 7 maggio 2015, pubblicato in GU S.G.… Continua a leggere

Il 21 luglio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, emanato di concerto con il Ministro della salute, che trasferisce alle Regioni le risorse necessarie a corrispondere gli arretrati della rivalutazione dell’indennità integrativa speciale sino al 31 dicembre 2011, nonché a rimborsare le Regioni per gli anticipi effettuati negli esercizi 2012, 2013 e 2014, in assenza di trasferimento dei contributi statali.

Il riparto tra le Regioni verrà effettuato in base alla tabella allegata al decreto.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 29 aprile – 29 maggio 2015, n. 11223

 

Veniva proposto un reclamo al Garante della Protezione dei dati personali nel quale la reclamante lamentava la detenzione, da parte del datore di lavoro (Ente Pubblico), di copia integrale del verbale relativo all’accertamento sanitario effettuato dalla Commissione medica di verifica della sua città, in relazione alla sua richiesta di ottenimento della pensione di inabilità.
Invero, il succitato verbale conteneva, oltre alla valutazione medico legale circa l’inidoneità all’impiego, altri suoi dati personali relativi alla diagnosi, agli esami obiettivi e agli accertamenti clinici e strumentali effettuati, nonché informazioni anamnestiche, tra cui quella relativa all’infezione da Hiv.

Il Garante nel proprio provvedimento evidenziava che il datore di lavoro, in ottemperanza al quadro normativo vigente, stante l’inutilizzabilità dei dati sensibili dell’interessata contenuti nella documentazione trasmessagli dall’organo di accertamento sanitario, avrebbe dovuto astenersi da ogni ulteriore operazione di trattamento dei dati in questione, ad eccezione dell’informazione relativa alla valutazione medico legale effettuata, adottando ogni misura idonea a limitarne rigorosamente la conoscibilità, senza pregiudicare la prosecuzione del procedimento nel quale era legittimamente coinvolto, essendo destinatario dell’istanza dell’interessata volta ad ottenere la pensione di inabilità.
Il datore di lavoro, invece, aveva… Continua a leggere

Con la sentenza n. 2785 del 12/02/2015 la Cassazione civile sez. VI ha chiarito che in applicazione del criterio della cd. compensatio lucri cum damno, la detrazione dall’importo riconosciuto a titolo di risarcimento del danno complessivo riguarda solo le somme già versate dal Ministero a titolo di indennizzo ai sensi della L. n. 210 del 1992 e non quelle che l’Amministrazione sarebbe tenuta ancora a corrispondere a quel titolo ai sensi dell’art. 2. La Suprema Corte ha ritenuto, invero, il motivo prospettato dal Ministero privo di fondamento: “atteso che non si comprende come la Corte (d’Appello) avrebbe potuto applicare il principi della compensatio se non con riferimento con quanto fosse risultato già percetto dal danneggiato e, quindi, da lui effettivamente ottenuto, al momento della sua pronuncia, come in effetti ha fatto. In pratica, a fronte di un danno accertato e liquidato la Corte (d’Appello), ad avviso del Ministero, avrebbe dovuto considerare incidente quanto dovuto a titolo di indennizzo ancorchè sulla base di presupposti non ancora verificati.”
La Cassazione evidenzia in sentenza che la tesi del Ministero comporterebbe che si dovrebbe applicare una compensazione fra una posta risarcitoria effettiva e correlata a danno già liquidato perchè certo e/o verificatosi ed un… Continua a leggere

Riporto l’articolo pubblicato sul proprio sito da Alberto Cappellaro in ordine alla recente sentenza di condanna, a carico del Ministero della Salute,  con la quale la Corte di Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado relativa ad un risarcimento del danno per una trasfusione effettuata nel 1968.

Sabrina Cestari

 

Risarcimento: condanna per trasfusione del ’68 confermata in appello

Con sentenza n. 1507/2015 la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza n. 5801/2012, con la quale il Tribunale di Milano aveva condannato il Ministero della salute a risarcire tre clienti dello studio, contagiati a seguito di trasfusioni subite nel 1968, nel 1983 e nel 1985/86.
I giudici di secondo grado, al termine di un procedimento che ho seguito con Sabrina Cestari, hanno evidenziato che le considerazioni svolte dal Tribunale erano conformi alla giurisprudenza della Cassazione, anche “con riferimento al momento in cui deve farsi risalire la responsabilità del Ministero per mancato controllo del sangue“.
In relazione a quest’ultimo aspetto, il Collegio ribadisce che non ha alcuna rilevanza la “data della scoperta del virus dell’epatite C, in quanto, come la Cassazione ha reiteratamente affermato in numerose sentenze, non sussistono tre eventi lesivi, come… Continua a leggere

Pubblico le tabelle anno 2015 relative agli importi dovuti a titolo di indennizzo ex lege 210/92.

Ringrazio Alberto Cappellaro per avermi inviato il documento.
Sabrina Cestari

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L’1 febbraio 2015 è stato pubblicato sul sito www.catanzaroinforma.it un articolo dal titolo “Emotrasfusi, il pericolo è che gli arretrati non vengano mai pagati – La nota del Movimento civico Catanzaro Marina”. Tale nota era stata redatta utilizzando il nostro articolo “Indennizzo: stanziati i fondi, ma non tutto è risolto”, senza che tuttavia ne venissero indicati gli autori, il tutto appariva quindi come il risultato del lavoro intellettuale del Movimento sopra citato. Avevamo pertanto invitato Catanzaroinforma a provvedere alle opportune modifiche di quanto illegittimamente pubblicato, modifiche che sono state apportate dalla Redazione. Approfittiamo di questa occasione per ricordare che tutti gli articoli da noi pubblicati sui nostri siti sono coperti dal diritto d’autore, pertanto chi li utilizza deve citarne la fonte, in caso contrario saremo costretti a tutelare i nostri diritti nelle sedi competenti.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Come ogni anno, in considerazione delle domande che pervengono allo Studio sull’argomento, pubblico l’ultima guida della agenzia delle entrate sulle agevolazioni fiscali per i disabili, si evidenzia che la guida è stata aggioranta a maggio 2014, è prevedibile, pertanto, un suo aggiornamento nel corso del corrente anno.
Avvocato Sabrina Cestari

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L’articolo 1, comma 186, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 (legge di stabilità 2015), così dispone: “Agli oneri finanziari derivati dalla corresponsione degli indennizzi di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, erogati dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 maggio 2000, pubblicato a decorrere dal 1 gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014 e degli oneri derivanti dal pagamento degli arretrati della rivalutazione dell’indennità integrativa speciale di cui al citato indennizzo fino al 31 dicembre 2011, si provvede mediante l’attribuzione alle medesime regioni e province autonome di un contributo di 100 milioni di euro per l’anno 2015, di 200 milioni di euro per l’anno 2016, di 289 milioni di euro per l’anno 2017 e di 146 milioni di euro per l’anno 2018. Tale contributo è ripartito tra le regioni e le province autonome interessate con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, da adottare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della… Continua a leggere

L’Inps ha emano in questi giorni la circolare (n. 10 del 23/01/2015) sulla semplificazione per i soggetti con invalidità, semplificazione che era stata prevista, come si ricorderà, dall’art. 25 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114.

La circolare dell’Inps con riferimento alle previsioni dell’art. 25 succitato, tratta dell’accertamento sanitario di revisione, dell’accertamento delle condizioni sanitarie per le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari d’indennità di frequenza e delll’attribuzione delle prestazioni economiche erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione.

1 Accertamento sanitario di revisione
La Legge n. 114/2014, in sede di conversione del D.L. 90/2014, con il comma 6 bis dell’art. 25 ha introdotto importanti modifiche in materia di accertamento sanitario di revisione, stabilendo che “nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura” e che “la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è… Continua a leggere

In accordo con il Presidente dell’Associazione si rende noto, anche attraverso il presente sito, che in data 8 febbraio 2015 alle ore 9:00 (in prima convocazione) e alle ore 10:30 (in seconda convocazione) presso la sede dell’Associazione (Agrigento Via Francesco Crispi 150), si terrà l’Assemblea Ordinaria dei Soci con il seguente ordine del giorno:
1. Approvazione Bilancio Consuntivo 2014;
2. Approvazione Bilancio Preventivo anno 2015;
3. Problematiche Reparto;
4. Comunicazione del Presidente.

Avvocato Sabrina Cestari

 

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Cassazione civile sez. lav. n. 15435 del 07/07/2014

La Corte d’Appello riformava la sentenza di primo grado che aveva condannato Poste italiane a liquidare alla ricorrente la somma richiesta a titolo di quota di tredicesima e quattordicesima mensilità relativa ai permessi usufruiti dalla stessa, nell’arco di tre mesi, in base alla legge n. 104 del 1992, art. 33, comma 3, in qualità di lavoratrice madre di minore portatore di handicap

La Corte argomentava che la non computabilità di detti permessi ai fini della tredicesima mensilità, prevista dal comma 4 del citato art. 33 mediante il rinvio alla L. n. 1204 del 1971, art. 7 operava solo nel caso in cui essi si cumulino con i congedi parentali previsti dall’art. 7 medesimo, circostanza che nel caso non si era verificata. Aggiungeva che nessuna limitazione era prevista nella norma con riferimento all’incidenza dei permessi sulla quattordicesima mensilità.

Poste italiane impugnava la sentenza in Cassazione, lamentando la violazione e falsa applicazione della L. n. 104 del 1992, art. 33, comma 4 e sostenendo che, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte di merito, la disposizione richiamata prevedeva l’esclusione del computo dei permessi previsti dalla L. n. 104, commi 2 e 3 ai fini… Continua a leggere

Cassazione civile sez. un. n. 22550 del 23/10/2014

Un invalido impugnava avanti al Tribunale sezione lavoro, la decisione della Commissione medica di verifica presso la Direzione provinciale dell’INPS, in forza della quale, all’esito di visita collegiale, era stato riconosciuto quale persona portatrice di handicap in situazione di gravità ai sensi della L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 3, comma 3 sulla base di motivi psichici e mentali.
Il ricorrente in particolare chiedeva la disapplicazione parziale dell’accertamento, denunziando eccesso di potere, manifesta illogicità del provvedimento, vizio di motivazione, oltre a dedurre l’inesistenza dei motivi psichici e mentali.
Il Giudice di primo grado, esperita CTU, dichiarava Numero:
22550
in situazione di gravità per patologia diversa da quella sancita nel verbale.
La Corte d’appello, adita dall’INPS, dichiarava, invece, nel caso di specie, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti del giudice amministrativo.
Secondo la Corte, infatti, il ricorrente aveva impugnato il verbale non per ottenere la dichiarazione di handicap in condizione di gravità, nè altri benefici correlati, posto che tale bene gli era stato riconosciuto e non vi era alcuna incertezza sul punto, la causa verteva, invero, sulla modifica del contenuto del verbale della Commissione. L’eliminazione, sostituzione, modifica del contenuto… Continua a leggere

Come aveva preannunciato il Ministero della Salute ha inviato allo Studio, per conoscenza, una pec al fine di informare dell’invio, ad uno degli assistiti, della proposta di equo ristoro.

Sabrina Cestari

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Con quattro pareri, rispettivamente n. 11/2015, 12/2015, 13/2015 e 14/2015, resi in sede di ricorso straordinario e depositati il 5 gennaio 2015, la seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato è tornata ad occuparsi della legittimità dei criteri di esclusione dalle transazioni, criteri contenuti nel decreto moduli.
La sezione ha innanzi tutto ribadito che, a suo giudizio, è legittimo escludere coloro che siano prescritti.
A questo proposito, sarebbe innanzi tutto improprio contestare tale esclusione richiamando la necessità che le attuali transazioni siano in analogia e coerenza con quelle del 2003, procedura, come è noto, nel corso della quale la prescrizione non venne applicata, secondo i giudici amministrativi, infatti, “il limite dell’analogia e coerenza con i criteri transattivi già fissati con d.m. 3 novembre 2003 – limite previsto dalla normativa primaria – non può considerarsi equivalenza ed identità, ma indica solo compatibilità tra la disciplina del 2003 e quella introdotta con il d.m. n. 132 del 2009”.
Inoltre, “la Sezione deve rilevare come l’istituto della prescrizione costituisca causa generale di estinzione dei diritti soggettivi, che deve essere applicato sia ai rapporti di diritto privato che a quelli di diritto pubblico. Sicché non può dubitarsi che una transazione relativa all’esistenza di un… Continua a leggere

Corte di Cassazione sez. Lavoro sentenza 29 ottobre – 22 dicembre 2014 n. 27232

Il Tribunale di Milano aveva respinto la domanda di una lavoratrice diretta a far accertare il proprio diritto a godere dei tre giorni di permesso retribuito ex lege 104/92.
La dipendente aveva dedotto di essere figlia unica di genitori anziani, residenti, per altro, in altra città, che la madre era inabile al 100% e godeva dell’indennità di accompagnamento, che il padre era gravemente malato e, pertanto, non in condizioni di poter assistere la moglie, che lei quindi era la persona che assisteva con continuità la madre.
Il Comune, del quale la ricorrente era una dipendente, aveva dedotto il difetto del requisito della convivenza con la persona handicappata ed il difetto, altresì, dell’assistenza continua.

Il Giudice di prime cure, nel respingere la domanda, aveva rilevato la mancanza del requisito della convivenza ed in particolare la mancanza dell’assistenza quotidiana che la ricorrente non avrebbe potuto comunque assicurare, vista la diversa città di residenza.

La dipendente comunale ricorreva in appello ottenendo l’accoglimento della propria domanda con riforma della sentenza di primo grado.
Secondo la Corte d’Appello, infatti, in base alla ratio normativa non era possibile interpretare restrittivamente il concetto… Continua a leggere

L’Inps ha pubblicato la circolare numero 1/2015 dando atto che l’inflazione definitiva del 2014 è stata pari all’1,1% rispetto a quella programmata dell’1,2% e rivalutando gli importi dello 0,30% a titolo di inflazione presunta per il 2015.
Al punto 4 della suddetta circolare viene riportata la rivalutazione delle prestazioni a favore di invalidi civili, ciechi e sordomuti (categoria INVCIV), mentre gli importi dei trattamenti dei invalidi civili per gli anni 2014 e 2015 ed i limiti di reddito, sono riportati nell’allegato 3, tabella M.
Si segnala che al punto 4.5. della circolare de qua è stato dato rilievo alle modifiche legislative in tema di prestazioni di invalidità con revisione scaduta, invero, l’art. 25, comma 6 bis, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito nella legge 11 agosto 2014, n.114, ha stabilito che, nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap, in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità, conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura.
Pertanto, per le prestazioni a favore di invalidi civili per le quali nell’anno 2015 risulti… Continua a leggere

Il Mef ha aggiornato la propria pagina web relativa ai danni da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati (Legge 210/92), riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla Legge 210/92 (Legge 229/2005) ed indennizzo ex lege 244/2007 (Sindrome da talidomide).
E’ stata anche resa disponibile la modulistica relativa.
Questi sono i moduli pubblicati in relazione all’indennizzo ex lege 210/92:
per il primo pagamento – indicazione del conto corrente bancario o postale / libretto postale nominativo;
comunicazione di variazione della residenza;
modulo per la verifica di esistenza in vita (l’autocertificazione deve essere presentata ogni sei mesi dai beneficiari);
comunicazione variazione modalità di pagamento ove necessario;
modulo per la comunicazione di decesso affinché si provveda alla chiusura delle partite di spesa al fine di consentire al Ministero della Salute anche l’eventuale liquidazione dei ratei ancora dovuti.
Nella stessa pagina vengono altresì riportati i numeri fax ai quali è possibile trammettere semetralmente l’autocertificazione di esistenza in vita o gli altri moduli, nonché gli indirizzi postali e pec ed i numeri di telefono e mail dell’Ufficio V e del Dirigente responsabile:
• fax:… Continua a leggere

Pubblico il comunicato del Ministero della Salute relativo al procedimento di “equa riparazione” previsto dall’articolo 27 bis del decreto legge 90/2014 convertito in legge 114 dell’11 agosto 2014, apparso in data odierna.

Avv. Cestari

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Nuovo Regolamento sui termini di conclusione dei procedimenti amministrativi di competenza del Ministero della Salute aventi durata superiore ai 90 giorni

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
31 luglio 2014, n. 151

Il prossimo 8 novembre entrerà in vigore il nuovo regolamento riguardante i termini di conclusione dei procedimenti amministrativi di competenza del Ministero della salute aventi durata superiore a 90 giorni, il regolamento è stato adottato con decreto del Presidente del consiglio dei Ministri n. 151/2014 e pubblicato in gazzetta ufficiale n. 248 del 24/10/2014.

Tra i procedimenti amministrativi attribuiti alla competenza del Ministero della salute che conseguano obbligatoriamente ad iniziative di parte ovvero debbano essere promossi d’ufficio, il cui termine di conclusione è individuato in misura superiore a novanta giorni e fino a centottanta giorni, individuati nella Tab. A, allegata al regolamento, si segnalano:

1. Il procedimento per la liquidazione indennizzo aggiuntivo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie L. 229/2005; L. 180/2010,Art. 47
2. Il procedimento per la liquidazione dell’indennizzo ai soggetti affetti da sindrome da talidomide (Legge 244/2007, Art.2,comma 363; L. 14/2009.

Il succitato regolamento prevede l’abrogazione delle tabelle allegate al precedente decreto ministeriale 18 novembre 1998,… Continua a leggere

Domenica 26 Ottobre l’Associazione Thalassemici di Agrigento organizza un incontro con gli Avvocati Alberto Cappellaro del foro di Milano e Sabrina Cestari del foro di Agrigento sul tema: il percorso transattivo sino all’ultimo intervento normativo, luci e ombre della recente procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto. L’incontro avrà luogo ad Agrigento presso la sede del CONI in Viale Cannatello, 45 alle ore 10.30.

Agrigento, 20/10/2014

Avvocato Sabrina Cestari

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Comunicazione ai clienti dello Studio della zona di Trapani e provincia: la riunione che dovevamo programmare entro il mese di settembre (che verterà anche sulla “procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie”, norma entrata in vigore nello scorso mese di agosto), è stata fissata per domenica 28 (corrente mese) ore 11 presso la sede dell’Associazione Talassemici di Agrigento, Via Francesco Crispi, 150.

Si evidenzia che le comunicazioni indirizzate ai clienti della zona di Trapani ed a quelli della zona di Agrigento (la riunione ad Agrigento si è svolta domenica scorsa in ambito assembleare) sono distinte in ragione delle diversità dei contenziosi instaurati, che come ben sanno gli assistiti, sono iniziati in tempi diversi e hanno avuto, al momento, un diverso iter anche giudiziale, questo rende necessario distinguere le due riunioni di settembre e comporta, altresì, l’urgenza di una riunione specifica e separata da questioni associative per gli assistiti della zona di Trapani, come già preannunciato ai clienti prima della pausa estiva.

La conferenza di ottobre (domenica 26, luogo da destinarsi di cui verrà data comunicazione sul sito), tenuta congiuntamente all’Avvocato Alberto Cappellaro del foro di Milano, avrà… Continua a leggere

Pubblico il comunicato della Fondazione Giambrone in ordine all’audizione relativa alla Determina AIFA 17 marzo 2014 (Inserimento dei farmaci chelanti “deferoxamina e deferiprone” nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale).

Avvocato Sabrina Cestari

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Comunicazione agli assistiti della zona di Agrigento e provincia

Comunicazione ai clienti dello Studio della zona di Agrigento e provincia: nell’ambito dell’Assemblea, che si terrà presso la sede dell’Associazione Talassemici di Agrigento domenica 21 settembre corrente mese ore 10, è stata inserita, quale argomento all’ordine del giorno, la questione “procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie”, norma entrata in vigore lo scorso mese di agosto.
L’argomento verrà trattato dalla sottoscritta anche in qualità di Legale dell’Associazione di Agrigento e della Fondazione nazionale L. Giambrone.
La riunione, trattandosi di assemblea associativa, è aperta naturalmente solo agli associati.
Nel mese di ottobre del corrente anno (la data verrà comunicata sul presente sito) gli Avvocati Cestari e Cappellaro, nell’ambito di una apposita conferenza tratteranno il medesimo argomento.
Si ringrazia il Presidente dell’Associazione Talassemici di Agrigento, Roberto Piccione, per la costante e fattiva collaborazione.

Comunicazione agli assistiti della zona di Trapani e provincia

Comunicazione ai clienti dello Studio della zona di Trapani e provincia: la riunione che dovevamo programmare entro il mese di settembre (che verterà anche sulla “procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da somministrazione… Continua a leggere

Il 7 agosto 2014 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva l’art. 27 bis del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, norma concernente la “procedura per ristorare i soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, da somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie”.
Nei prossimi giorni il provvedimento verrà promulgato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Il testo approvato dal Parlamento è il seguente:
“1. Ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che hanno presentato entro la data del 19 gennaio 2010 domanda di adesione alla procedura transattiva, nonché ai loro aventi causa nel caso in cui nelle more sia intervenuto il decesso, è riconosciuta, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro, in un’unica soluzione, determinata nella misura di euro 100.000 per i danneggiati da trasfusione con sangue infetto e da somministrazione di emoderivati infetti e nella misura di euro 20.000 per i danneggiati da vaccinazione obbligatoria. Il riconoscimento è subordinato alla verifica del possesso dei requisiti di cui all’articolo
2, comma 1, lettere a) e b), del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 28 aprile 2009, n.… Continua a leggere

(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 marzo – 29 luglio 2014, n. 33428)

Nel caso di specie veniva proposto ricorso avverso il decreto con il quale il Tribunale, su istanza dell’Agenzia delle entrate, aveva revocato il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato pronunciato a favore del ricorrente, essendo stato ritenuto che dalla documentazione prodotta dall’ufficio erariale emergesse che lo stesso, nell’anno 2010, era familiare a carico dei genitori con un reddito complessivo superiore a quello compatibile con il beneficio in parola.
Il ricorrente sosteneva che anagraficamente era residente sin dalla 2006 in luogo diverso da quello in cui risiedeva la famiglia di origine e che egli era unico componente del proprio nucleo familiare, solo per un disguido la dichiarazione dei redditi dei genitori, anche per gli anni successivi al 2007, lo aveva indicato quale familiare non convivente a carico dei propri genitori e ciò nonostante il fatto che egli nell’anno 2010 avesse percepito un reddito personale pari ad Euro 3500, incompatibile con la qualificazione di componente fiscalmente a carico del nucleo familiare di origine.
Orbene, l’articolo 76, comma 2 d.p.r. 115/2002 dispone che il reddito computabile ai fini della ammissione al beneficio de quo è… Continua a leggere

A norma dell’art. 9, comma 1-bis, del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115 nelle controversie di assistenza obbligatoria (e quindi in tutte quelle concernenti l’indennizzo ex lege 210/92, incluse quelle nelle quali si chieda anche la sola rivalutazione integrale dell’indennizzo), sono obbligati a versare il contributo unificato soltanto coloro che, sulla base dell’ultima dichiarazione, sono titolari di un reddito imponibile, ai fini dell’imposta personale sul reddito, superiore a tre volte l’importo previsto dall’articolo 76 del medesimo decreto.
Tale ultimo importo è stabilito con decreto del Ministro della giustizia.
Il precedente importo indicato nell’art. 76 citato, introdotto con decreto del 2 luglio 2012, era pari a euro 10.766,33: la soglia di esenzione, al di sopra della quale scatta l’obbligo di versamento del contributo, era pertanto pari a € 32.298,99.
Con decreto del 1 aprile 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 23 luglio 2014, il predetto importo è stato aumentato a 11.369,24 euro, con la conseguenza che la soglia dell’esenzione è attualmente fissata a € 34.107,72.
E’ bene precisare che con circolare n. 10 dell’11 maggio 2012 il Ministero della Giustizia ha chiarito che, ai fini dell’esenzione, il reddito è dato dalla somma dei redditi di ogni componente della famiglia… Continua a leggere

Pubblichiamo le tabelle per il risarcimento del danno non patrimoniale, redatte dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano, con gli importi aggiornati al 2014.
Tali tabelle hanno ormai assunto per la liquidazione del danno non patrimoniale, tanto a favore dei danneggiati, quanto dei familiari di coloro che sono deceduti, valenza pressoché nazionale.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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In ordine ai ritardi nella disponibilità del farmaco SOFOSBUVIR ai pazienti con epatite C, pubblichiamo la lettera inviata dalla Fondazione Giambrone alla Gilead Sciences S.r.l. e per conoscenza al Ministero della Salute On. Beatrice Lorenzin nonché al Prof. Luca Pani Direttore Generale AIFA- Agenzia Italiana del Farmaco.

Studio Legale Avvocato Sabrina Cestari

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Pubblico integralmente l’intervista rilasciata da Alberto Cappellaro al giornalista Pietro Bellatoni del Corriere della Calabria in merito al mancato trasferimento alle Regioni dei fondi ex lege 210/92.
L’intervista è stata pubblicata il 17 luglio scorso.
Avvocato Sabrina Cestari

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Ecco il comunicato della Fondazione Giambrone in ordine alla sospensione della Determina AIFA del 17 marzo 2014 n. 281 relativa all’ssociazione farmaci chelanti deferoxamina e deferiprone.

Eventuali domande in merito possono essere rivolte agli esperti scientifici sul sito della Fondazione compilando gli appositi format.

Avvocato Sabrina Cestari

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Riporto integralmente le note legali presenti sul sito, in quanto dalle telefonate e mail ricevute deduco che non vengano mai lette prima di contattare lo Studio attraverso i recapiti ricavati dal sito.

Agrigento, 02/07/2014

Avvocato Sabrina Cestari

Note Legali

Il presente sito fornisce informazioni sull’attività professionale dello Studio Legale Sabrina Cestari nel rispetto del Codice Deontologico Forense, nello stesso vengono riportate, altresì, notizie giuridiche di interesse generale.

I contenuti del sito sono aggiornati senza periodicità predeterminata.

Il sito non è un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Le domande che saranno rivolte all’Avvocato Cestari attraverso il blog o via mail verranno evase compatibilmente con gli impegni professionali.

Di regola, non saranno evase domande inoltrate nei giorni di sabato, domenica o festivi.

Le risposte evase attraverso il blog o via mail non costituiscono mai pareri motivati personalizzati, la consulenza legale presuppone, infatti, l’esame accurato e dettagliato della pratica ed il conferimento di apposito mandato professionale, nel rispetto del Codice Deontologico Forense, mandato che si evidenzia, anche se dovrebbe esser superfluo farlo, deve essere accettato dallo Studio e non può mai esser oggetto di presunzione.

Nel caso l’utente desideri approfondire il rapporto professionale e usufruire… Continua a leggere

Pubblichiamo il report relativo alla riunione della Conferenza Stato-Regioni del 29 maggio 2014, durante la quale è stato esaminato il problema del mancato trasferimento dei fondi necessari al pagamento degli indennizzi previsti dalla legge 210/92, interrotto a decorrere dall’esercizio finanziario 2012.
Al termine della seduta i rappresentanti delle Regioni, del Ministero della salute e di quello dell’economia e finanze hanno sottoscritto la presa d’atto qui allegata, concordando che il reperimento dei finanziamenti necessari al pagamento degli indennizzi spetta unicamente allo Stato.
Le parti hanno, altresì, riconosciuto che tale obbligo deriva dalla normativa tuttora vigente ed in particolare dal decreto legislativo n. 112/98, così come Alberto ed io avevamo segnalato alle Regioni in una diffida inviata lo scorso mese di marzo, con la quale intimavamo alle medesime di attivarsi, per quanto di loro competenza, per ovviare al problema successivamente posto all’attenzione della Conferenza.
Le Regioni, per parte loro, nel corso della riunione, hanno manifestato la loro disponibilità a continuare a svolgere le funzioni di enti erogatori dell’indennizzo, previo trasferimento delle risorse a tal fine necessarie.
Il Ministero dell’economia si è, pertanto, impegnato ad una attività di verifica, tesa al reperimento delle predette risorse.
Secondo quanto si legge sul sito www.sanita.ilsole24ore.com “Raggiunto… Continua a leggere

Pubblichiamo l’avviso di convocazione, per giovedì 29 maggio 2014, della seduta straordinaria della Conferenza Stato – Regioni, chiamata a discutere, tra l’altro, in ordine alle “problematiche connesse agli indennizzi previsti dalla legge n. 210 del 1992 a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”.

Auspichiamo che questa sia l’occasione per risolvere il grave problema del mancato trasferimento alle Regioni dei fondi necessari al pagamento degli indennizzi, trasferimento che lo Stato non effettua più dall’esercizio finanziario 2012.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Come abbiamo anticipato in un precedente articolo, con sei sentenze depositate il 28 marzo 2014 il Consiglio di Stato ha dichiarato che l’illegittimità del Decreto Moduli, emanato nel 2012, provvedimento, si ricorda, che disciplina i criteri di accesso alle transazioni, dovrebbe essere contestata avanti al giudice civile.
Il Consiglio di Stato ha altresì annullato le decisioni con le quali il TAR Lazio, lo scorso anno, aveva dichiarato illegittima la norma che esclude dalle transazioni coloro che si sono contagiati prima del 24 luglio 1978, norma che, pertanto, riacquista purtroppo piena efficacia.
Il principio statuito dal Consiglio di Stato non convince, né appare decisivo quanto statuito in motivazione, ove si legge che, nell’impugnare il Decreto Moduli, i danneggiati avrebbero azionato diritti soggettivi, diritti, peraltro, sui quali il provvedimento contestato non inciderebbe, considerato che lo stesso non impone alle parti di aderire alle transazioni, al contrario, secondo il Consiglio di Stato, coloro che “non vi aderiscano, ritenendo inaccettabili le limitazioni imposte”, potranno proseguire “le azioni risarcitorie in sede civile; così come faranno coloro che, stando ai criteri dettati con i provvedimenti impugnati in primo grado, risultino esclusi dalle procedure di transazione”.
Principi questi che hanno come ovvio effetto quello di lasciare privi… Continua a leggere

Pubblichiamo l’avviso di convocazione, per giovedì 22 maggio 2014, della seduta straordinaria della Conferenza Stato – Regioni, chiamata a discutere, tra l’altro, in ordine alle “problematiche connesse agli indennizzi previsti dalla legge n. 210 del 1992 a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”.
Auspichiamo che questa sia l’occasione per risolvere il grave problema del mancato trasferimento alle Regioni dei fondi necessari al pagamento degli indennizzi, trasferimento che lo Stato non effettua più dall’esercizio finanziario 2012.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Il 10 aprile scorso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha esaminato la problematica del mancato trasferimento, da parte dello Stato, dei fondi necessari al pagamento degli indennizzi ex lege 210/92.
Questo problema si trascina dall’esercizio finanziario 2012 senza che le Regioni, ad oggi, abbiano utilizzato gli strumenti giuridici, di cui pure disporrebbero, per sbloccare la situazione.
In un documento pubblicato lo stesso giorno, le Regioni sollecitano la convocazione, al massimo entro la fine di maggio, di una riunione della Conferenza Stato – Regioni, per trovare un accordo con lo Stato e garantire il ripristino dei finanziamenti.
Inoltre, pur riconoscendo che la situazione attuale sta creando gravi ed ingiustificate disparità di trattamento tra i danneggiati, le Regioni minacciano, in mancanza di accordo, di interrompere il pagamento degli indennizzi a decorrere dall’1 luglio 2014.
Un comportamento che sarebbe privo di qualsiasi legittimità, del quale le Regioni nel caso risponderebbero, per tutti i danni provocati ai danneggiati, in primis nei confronti di coloro che utilizzano gli importi ricevuti per vivere e/o per curarsi.
Ci auguriamo che le Regioni non pongano in essere questo comportamento ma, in caso contrario, adotteremo tutte le opportune iniziative in ogni sede competente.

Il link al… Continua a leggere

Con sentenze n. 1501, 1502, 1503, 1504, 1505 e 1506, tutte depositate il 28 marzo 2014, il Consiglio di Stato ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, annullando le sentenze con le quali il TAR Lazio – Roma, lo scorso anno, aveva sancito la parziale illegittimità del decreto moduli.

In altre parole, secondo il Consiglio di Stato le contestazioni sollevate dai danneggiati ricorrenti avrebbero dovuto essere proposte avanti al tribunale civile, e non a quello amministrativo, incidendo su diritti soggettivi e non su interessi legittimi.

Si tratta di una decisione sorprendente, considerato che contestazioni analoghe a quelle fatte valere nei giudizi definiti con le pronunce sopra citate erano già state sollevate contro il Regolamento pubblicato nel 2009, atto anch’esso pacificamente amministrativo, contestazioni in relazioni alle quali la stessa sezione del Consiglio di Stato si era invece ritenuta competente, pur rigettandole nel merito.

Per un più approfondito commento sarà necessario un attento esame delle sentenze.

 Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Corte di Cassazione sez. VI Civile – L Ordinanza 24 ottobre 213 – 14 febbraio 2014 n. 3517

La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda proposta all’Inps da un invalido volta ad ottenere l’assegno di invalidità civile, ritenendo che il beneficio non potesse spettare, nonostante il percepimento di redditi inferiori alla soglia di legge prescritta, in quanto il ricorrente prestava attività lavorativa.

L’invalido ricorreva in Cassazione.

La Suprema Corte in primis riportava la norma di riferimento, ovvero l’art. 1 comma 35 della legge 247/2007, in vigore dal primo gennaio 2008, che recita:

“L’art. 13 della legge 118/71 è sostituito dal seguente Art. 13 (Assegno mensile).
1. Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di cui all’art. 12”.

Secondo la Cassazione la norma, sia nella formulazione del vecchio art. 13 della legge n.… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI sottosezione lavoro n. 4026/2014

La Corte di Appello respingeva l’impugnazione proposta dall’Inps avverso la sentenza che aveva riconosciuto, in favore di una invalida, il beneficio dell’assegno mensile di invalidità.

L’Inps ricorreva in Cassazione eccependo il fatto che la Corte aveva affermato che, con l’entrata in vigore della legga n. 247/2007, poteva ritenersi superata la necessità di offrire giudizialmente la prova del requisito della mancata occupazione, nonchè il fatto che pur non avendo la ricorrente dato la prova di detto requisito nei tempi e nei modi previsti dal codice di rito e dal codice civile, tuttavia, tale requisito era stato ritenuto provato dalla Corte d’Appello.

Nella sentenza qui commentata, la Suprema Corte in primis mette in evidenzia che, mentre nella vigenza della legge n. 118/1971, art. 13, (testo precedente alle modifiche) andava richiesta la prova del requisito della incollocazione al lavoro, con la nuova normativa, che ha sostituto la previgente dicitura “incollocati al lavoro” con la più ampia espressione che “non svolgono attività lavorativa”, è di tale diverso requisito che occorre fornire la dimostrazione.

Orbene, la prova del requisito del mancato svolgimento di attività lavorativa previsto per beneficiare dell’assegno di invalidità di cui alla legge n. 118/1971,… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI sottosezione L n. 2645/2014

La Corte di Appello aveva riconosciuto alla ricorrente il diritto alla corresponsione dell’assegno di invalidità civile, ex art. 13 legge n. 118/1971, condannando l’Inps alla corresponsione della relativa prestazione nei confronti della stessa.

L’Inps ricorreva in Cassazione, affermando che la Corte avrebbe dovuto respingere il ricorso, avendo l’interessata già compiuto il sessantacinquesimo anno di età al momento della ritenuta acquisizione del diritto all’assegno di invalidità.

La Suprema Corte, confermando il proprio precedente orientamento (ex plurimis Cass. n. 5640/2006), ha ritenuto il ricorso fondato.

Invero, la pensione e l’assegno di invalidità civile non possono essere riconosciuti a favore di soggetti il cui stato di invalidità a norma di legge si sia perfezionato con decorrenza successiva al compimento del sessantacinquesimo anno di età (o comunque ne abbiano fatto domanda dopo il raggiungimento di tale età), come si evince dal complessivo sistema normativo, che per gli ultrasessantacinquenni prevede l’alternativo beneficio della pensione sociale, anche in sostituzione delle provvidenze per inabilità già in godimento, e come è stato espressamente confermato dal d.lgs. n. 509 del 1988, art. 8.

La sentenza è stata conseguentemente cassata e decisa nel merito con reiezione della domanda.

Avvocato Sabrina Cestari

Questo… Continua a leggere

Pubblico le tabelle con gli importi dell’anno 2014, ringrazio Aster e Alberto Cappellaro.

Sabrina Cestari

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L’art. 114 comma 4, lett. e) c.p.a. ha introdotto l’istituto della c.d. penalità di mora (o astreinte), già regolato per il processo civile, con riguardo alle sentenze aventi per oggetto obblighi di fare infungibile o di non fare, dall’art. 614 bis del c.p.c, aggiunto dall’art. 49 della legge n. 69/2009.

Si tratta di una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, modellata sulla falsariga dell’istituto francese dell’ astreinte, che mira a vincere la resistenza del debitore, inducendolo ad adempiere all’obbligazione sancita a suo carico dall’ordine del giudice.

La misura della penalità di mora può trovare applicazione se sussistono tutti i tre presupposti stabiliti dall’ art. 114 comma 4, lettera e), c.p.a., ossia quello positivo, costituito dalla richiesta di parte e quelli negativi, costituiti dall’insussistenza di profili di manifesta iniquità e dall’insussistenza di altre ragioni ostative.

Dall’introduzione dell’istituto si è posto il problema di stabilire se lo stesso sia ammissibile solo nel caso di obblighi di fare infungibile o non fare oppure anche nel caso di pagamento di somme di danaro.

La risposta della giurisprudenza è stata inizialmente negativa (Tar Campania Napoli n. 2162/2011, Tar Lazio Roma n. 10305/2011, Tar Lazio Roma, Sez. II, n. 9037/2012, Tar Campania, Napoli Sez. IV, n.… Continua a leggere

Come lo scorso anno, pubblico la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate alle agevolazioni fiscali per i disabili, guida disponibile sul sito della Agenzia: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Agevolazioni/AgevDisab/schedainfoagevdisab/

Aprendo il file dal mio link o direttamente dal sito dell’Agenzia è possibile scaricare la guida in formato pdf.

Sabrina Cestari

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Cassazione civile sez. III sentenza n. 1361 del 23/01/2014

Nella recente sentenza n. 1361/2014 la Suprema Corte ha affermato che la perdita della vita, per antonomasia, non ha conseguenze inter vivos per l’individuo che appunto cessa di esistere, ma ciò non può e non deve condurre a negarne in favore del medesimo il ristoro, giacché la perdita della vita, bene supremo dell’uomo e oggetto di primaria tutela da parte dell’ordinamento, non può rimanere priva di conseguenze anche sul piano civilistico.
Il ristoro del danno da perdita della vita, chiarisce la Cassazione, costituisce in realtà ontologica ed imprescindibile eccezione al principio della risarcibilità dei soli danni-conseguenza.
La morte ha, infatti, per conseguenza la perdita non già solo di qualcosa bensì di tutto.
Non si tratta, pertanto, chiarisce la Cassazione, di verificare quali conseguenze derivino dal danno evento, al fine di stabilire quali siano risarcibili e quali no.
La Corte ha, peraltro, ribadito che il danno, anche in caso di lesione di valori della persona, non può considerarsi in re ipsa, risultando altrimenti snaturata la funzione del risarcimento, che verrebbe ad essere concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno, bensì quale pena privata per un comportamento lesivo, ma va provato… Continua a leggere

Riporto l’articolo pubblicato ieri da Alberto Cappellaro in relazione all’integrale rivalutazione del rateo ex lege 210/92 utilizzato quale base di calcolo in sede di determinazione dell’indennizzo ex lege 229/05.

La sentenza citata nell’articolo è disponibile sul sito di Alberto.

Sabrina Cestari

Pubblico la sentenza n. 2645 del 12 luglio 2013 con la quale il Tribunale di Trani, sezione lavoro, ha condannato il Ministero della salute a determinare l’indennizzo ex art. 1 legge 229/05 sulla base di un rateo, ex lege 210/92, rivalutato per intero in entrambe le sue componenti (assegno e indennità integrativa speciale).
L’indennizzo aggiuntivo disciplinato dall’art. 1 della legge 229/05 consiste infatti “in un assegno mensile vitalizio, di importo pari a sei volte la somma percepita dal danneggiato ai sensi dell’articolo 2 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, per le categorie dalla prima alla quarta della tabella A annessa al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni, a cinque volte per le categorie quinta e sesta, e a quattro volte per le categorie settima e ottava“.
Nel determinare tale importo il Ministero della salute si serve di tabelle che prevedono la rivalutazione annua, sulla base del… Continua a leggere

Cassazione civile sez. VI sottosezione lavoro  sentenze nn. 1383, 1384, 1385, 1387  del 23/01/2014

Con quattro recenti sentenze la Cassazione ha ribadito che: “la trasformazione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile è possibile ove di tale ultima pensione sussistano i requisiti propri anagrafico e contributivo, non potendo essere utilizzato, al fine di incrementare l’anzianità contributiva, il periodo di godimento della pensione di invalidità.”

La Suprema Corte ha precisato, infatti, che deve escludersi la possibilità di applicare alla pensione di invalidità la diversa regola prevista dall’art. 1, comma 10 della legge n. 222/1984, in riferimento all’assegno di invalidità, secondo cui i periodi di godimento di detto assegno, nei quali non sia stata prestata attività lavorativa, si considerano utili ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia.

A giudizio della Corte ostano a siffatta operazione ermeneutica:

– la mancanza di ogni previsione, nella normativa sulla pensione di invalidità, della utilizzazione del periodo di godimento ai fini dell’incremento dell’anzianità contributiva,

– il carattere eccezionale delle previsioni che nell’ordinamento previdenziale attribuiscono il medesimo incremento in mancanza di prestazione di attività lavorativa e di versamento di contributi,

– le differenze esistenti tra la disciplina sulla pensione di… Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. Lavoro n. 27812/2013

La Corte d’appello, riformando la sentenza di primo grado, aveva accolto la domanda proposta nei confronti dell’Inps da parte di una invalida, così riconoscendo il suo diritto a percepire la pensione di inabilità a decorrere dal dicembre 2006, non solo, infatti, la ricorrente era stata ritenuta totalmente inabile ma la stessa era, altresì, in possesso del necessario requisito reddituale, non dovendosi computare tra i redditi percepiti quello dal coniuge della richiedente.

L’Inps aveva presentato ricorso in Cassazione lamentando che il limite reddituale non era stato ritenuto comprensivo dei redditi del coniuge.

La Suprema Corte, nella sentenza qui commentata, in primis ricorda che, rimeditando un proprio precedente orientamento, la stessa Corte aveva ritenuto, anche di recente, che ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui all’art. 12 della legge n. 118/1971, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello del coniuge del medesimo.

Tuttavia, evidenzia la Cassazione, occorre tener conto del recente intervento del legislatore, che con il d.l. n. 76/2013, all’art. 10 comma 5, ha inserito dopo il sesto comma dell’art. 14-septies del d. l. n. 663/1979, convertito,… Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, Sentenza 18.12.2013 n. 28320

La Corte di Appello aveva dichiarato il diritto di un dipendente ministeriale al trasferimento, ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/1992, per assistenza alla madre disabile.

Il Ministero aveva proposto ricorso per Cassazione lamentando la violazione e la falsa applicazione dell’art. 33, comma 5 della legge succitata, deducendo che il diritto al trasferimento per assistere il familiare disabile esisterebbe solo se ed in quanto l’assistenza a quest’ultimo sia in atto al momento dell’istanza di trasferimento.

Nella sentenza qui commentata la Suprema Corte ha affermato che il diritto del genitore o del familiare lavoratore, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, è applicabile non solo all’inizio del rapporto di lavoro mediante la scelta della sede ove viene svolta l’attività lavorativa, ma anche nel corso del rapporto mediante domanda di trasferimento.

Invero, la ratio della norma è quella di favorire l’assistenza al parente o affine disabile, ed è irrilevante, a tal fine, se tale esigenza sorga nel corso del rapporto o sia presente all’epoca dell’inizio del rapporto stesso.

La norma de qua,… Continua a leggere

Cassazione civile sez. lav. n. 28435/2013

Un danneggiato da sangue infetto aveva ottenuto, in primo e secondo grado, la condanna del Ministero della Salute al pagamento dell’indennizzo ex lege 210/92 in conseguenza di epatite contratta a seguito di trasfusioni e somministrazione di emoderivati effettuati nell’ambito di struttura sanitaria estera nel corso di ricoveri per interventi cardiochirurgici. Il Ministero della Salute aveva proposto ricorso in Cassazione in quanto le trasfusioni erano state eseguite all’estero.

La Suprema Corte, nella sentenza qui commentata, richiama in primis la sentenza della Corte Costituzionale n. 118/96, nella quale sono evidenziate tre distinte conseguenze della menomazione della salute derivante da trattamenti sanitari: a) il diritto al risarcimento pieno del danno, riconosciuto dall’art. 2043 c.c., in caso di comportamenti colpevoli; b) il diritto a un equo indennizzo, discendente dall’art. 32 Cost. in collegamento con l’art. 2, ove il danno, non derivante da fatto illecito, sia stato subito in conseguenza dell’adempimento di un obbligo legale; c) il diritto, a norma degli artt. 38 e 2 Cost., a misure di sostegno assistenziale disposte dal legislatore, nell’ambito dell’esercizio costituzionalmente legittimo dei suoi poteri discrezionali, in tutti gli altri casi (cfr., in motivazione. C. Cost. 118/96 cit., nonchè C. Cost. 22.6.2000 n.… Continua a leggere

Al punto 7 della Circolare n. 7/2014 l’Inps informa che la determinazione della perequazione definitiva per l’anno 2013 e previsionale per l’anno 2014 è stata applicata anche per le pensioni e gli assegni a favore dei mutilati, invalidi civili, ciechi civili e sordomuti.
Gli importi dei trattamenti degli invalidi civili per gli anni 2013 e 2014 e i limiti di reddito sono riportati nell’allegato 4 tabella M.

Sabrina Cestari

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La sentenza della Cedu relativa alla rivalutazione integrale dell’indennizzo ex lege 210/92, che il 3 settembre 2013, ha condannato l’Italia per aver leso i principi della preminenza del diritto e del diritto ad un processo equo e creato disparità di trattamento tra danneggiati da sangue infetto e danneggiati da talidomide, è divenuta definita il 3 dicembre scorso, non avendo lo Stato Italiano proposto impugnazione nei confronti della stessa.
Il Governo dovrà conseguentemente fissare, come è previsto dalla sentenza, entro il 3 giugno 2014, di concerto con il Comitato dei Ministri, un termine obbligatorio entro il quale si impegnerà a garantire, con misure legali e amministrative appropriate, il pagamento della rivalutazione dell’iis ad ogni persona cui era stata riconosciuta l’indennità prevista dalla legge n. 210/1992, a partire dal momento in cui quest’ultima le è stata riconosciuta ed indipendentemente dal fatto che l’interessato abbia o meno avviato un procedimento volto ad ottenerla.
Ringrazio Alberto Cappellaro per la segnalazione.

Sabrina Cestari

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Ringraziando Alberto Cappellaro per la segnalazione, pubblico la ormai famosa sentenza della Cedu relativa alla rivalutazione dell’indennità integrativa speciale (indennizzo ex legge 210/92), nella versione tradotta dal Ministero della Giustizia, Direzione generale del contenzioso e dei diritti umani.

Sabrina Cestari

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Per coloro che me lo hanno richiesto telefonicamente e che hanno riscontrato difficoltà a reperirla anche all’interno del sito, ripubblico la tabella 2013 con gli importi dell’indennizzo ex lege 210/92 integralmente rivalutati, naturalmente cliccando su TABELLA si aprirà il relativo file in pdf.

 Avv. Cestari

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Pubblico, come sempre con piaciare, l’invito dell’Associazione ADES, che in collaborazione con l’ASSOCIAZIONE THALASSEMICI DI AGRIGENTO, organizza e prumuove una nuova iniziativa volta a fronteggiare l’atavica carenza di sangue, come è risaputo le donanzioni sono indispensabili nei nosocomi per fronteggiare le molteplici richieste dovute non solo alla presenza dei tanti pazienti talassemici, ma anche alle esigenze di pazienti affetti da altre patologie ed alle innumerevoli richieste causate dai sinistri stradali che, purtroppo, come nel resto del Paese, anche nella nostra zona sono all’ordine del giorno.
Avv. Sabrina Cestari

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Con sentenza n. 7928 del 9 agosto 2013 il TAR Lazio ha deciso un altro ricorso, tra i circa quaranta pendenti, l’ultimo tra quelli discussi all’udienza del 10 aprile 2013.

In merito alla prescrizione il TAR ha confermato quanto già statuito nelle pronunce depositate il 16 luglio scorso, ribadendo che l’applicazione dell’istituto, anche qualora non fosse prevista dalla normativa di settore, sarebbe comunque imposta dalla legge.

Secondo i giudici amministrativi, pertanto, i prescritti non possono essere ammessi alla fase di stipula delle transazioni.

Il TAR, al contempo, ha anche ribadito che è illegittimo l’art. 5 comma 2 del decreto moduli, che esclude dalle transazioni coloro che sono stati contagiati prima del 24 luglio 1978, norma ritenuta non conforme, tra l’altro, all’orientamento della Cassazione.

Conseguentemente, il TAR ha annullato il Decreto impugnato nella suddetta parte, nei confronti dei danneggiati che hanno promosso i procedimenti decisi con la pronuncia qui esaminata.

Il TAR, infine, chiamato ad esprimersi sulla congruità delle cifre riconosciute ai trasfusi occasionali, ha statuito che, anche in questo caso, sarebbero “adeguatamente rispettati” i “limiti dell’analogia e coerenza” con le transazioni del 2003, considerato che tali somme rispetterebbero i “limiti massimi inderogabili entro cui determinare i singoli importi transattivi”.

Sabrina… Continua a leggere

Alcune precisazioni in ordine al servizio di ieri sera del TG2, ribadisco in primis che mi spiace di non aver presenziato durante la testimonianza di “Domenico”, il preavviso è stato brevissimo ed ero in Tribunale in altra città, avevo sottolineato, nella telefonata intercorsa per la preparazione dell’approfondimento in oggetto, che indennizzo e risarcimento sono concetti e benefici separati e distinti, con requisiti diversi e che la ormai famosa recente sentenza della Cedu riguarda, purtroppo, solo la rivalutazione dell’indennizzo ex lege 210/92, non il risarcimento dei danni, non il diritto in sé all’indennizzo stesso, che è ben altro e distinto diritto.

Avevo precisato, altresì, che il nostro vero problema è il mancato risarcimento imputabile, per la maggior parte dei casi, alla prescrizione quinquennale del diritto ed alla decorrenza della stessa dalla data della domanda amministrativa ex lege 210/92, prescrizione applicata in sede giudiziale e, purtroppo, dallo scorso anno (attraverso il famigerato decreto moduli) anche in sede transattiva.

“Domenico”, come tanti altri danneggiati, non avrà, allo stato, alcun risarcimento, non concluderà, allo stato, alcuna transazione, per altro, lo stesso non solo ha ottenuto la rivalutazione del rateo di indennizzo da meno di due anni, ma il contenzioso per ottenere gli arretrati è… Continua a leggere

Userò il condizionale visti i comunicati di ieri: l’approfondimento sulla vicenda sangue infetto dovrebbe andare in onda questa sera su Rai 2 all’interno del TG2 delle 20.30.
Sabrina Cestari

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L’uso del condizionale in ordine alla messa in onda del servizio giornalistico si è rivelato appropriato in quanto la messa in onda del servizio è “slittata” a giovedì prossimo.

Avvocato Sabrina Cestari

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Questa sera sul Tg2 delle 20.30 dovrebbe andare in onda un approfondimento sulla vicenda sangue infetto, mi spiace di non aver potuto partecipare alla fase della registrazione avvenuta stamane, ma impegni pregressi di lavoro me lo hanno reso impossibile. Ringrazio per la usuale fattiva collaborazione e disponibilità i Presidenti delle Associazioni con le quali collaboro in veste di Consulente Legale: Fondazione Italiana Leonardo Giambrone, Associazione Thalassemici Agrigento e Associazione Obiettivo Trapianto Sicilia. Naturalmente l’auspicio è che l’approfondimento ed in particolare la storia di uno dei danneggiati possa contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma molto dipenderà dai contenuti del servizio giornalistico, che scopriremo solo con la sua messa in onda.

Avvocato Sabrina Cestari

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Come già scritto in precedenza, lo Studio avrebbe dovuto osservare nel mese di Settembre il periodo feriale, essendo rimasto aperto, nel mese di Agosto, tuttavia, al fine di ottemperare alle innumerevoli scadenze lo Studio in questi giorni è parzialmente operativo con le seguenti modalità relative all’utenza:

nel corrente mese l’ Avvocato non sarà raggiungibile telefonicamente di mattina, bensì solo nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 17 alle ore 19 (dal lunedì al venerdì) al  numero usuale (3383815412);

si riceve, come sempre, presso la sede dello Studio (Agrigento – Via Lauricella, 9 – Palazzo Frangiamore, scala b – secondo piano – interno 2) o, per gli associati, presso la sede dell’Associazione Thalassemici di Agrigento (Via Crispi, 150), nelle ore pomeridiane dal lunedì al venerdì solo su appuntamento.

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ANSA – STRASBURGO, 3 SET – Gli italiani infettati da trasfusioni di sangue o da prodotti da questo derivati hanno vinto oggi la loro battaglia a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l’indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992.(ANSA).

Al momento non disponiamo della sentenza in italiano, non appena sarà disponibile la traduzione posteremo un commento.

Sabrina Cestari

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Come per il periodo natalizio anche il mese di agosto si appalesa momento “ideale” per i “regali” telematici ministeriali ai danneggiati: è appena giunta allo Studio ennesima pec con rigetto definitivo, le controdeduzioni presentate tempestivamente “naturalmente” non sono state in alcun modo riscontrate.
L’esclusione è “giustificata” con l’applicazione dell’art. 5 comma 1 lettera a del decreto moduli.

Il preavviso di rigetto era stato inviato a dicembre 2012.
Probabilmente il Ministero presume che lo Studio sia chiuso per ferie, del resto dal 2010, ogni anno, nel mese di agosto, il Dicastero ha sentito la necessità di inviare alla sottoscritta “comunicazioni” telematiche, usualmente con le più disparate richieste: modelli isee, copie di atti di citazione, pec…., considerando che le esclusioni riguardano ormai la quasi totalità delle istanze, forse e sottolineo il forse, il prossimo agosto lo Studio sarà esentato dalle missive ministeriali.

Sabrina Cestari

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Oggi, 16 luglio 2013, il TAR Lazio ha pubblicato le prime cinque sentenze, con le quali ha definito altrettanti ricorsi promossi contro il c.d. Decreto moduli, cioè il provvedimento emanato il 13 luglio dello scorso anno.
In merito alla prescrizione il TAR ha confermato quanto già statuito dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 2506 del 9 maggio 2013, relativa al decreto n. 132/2009 (c.d. Regolamento sulle transazioni), affermando che l’applicazione dell’istituto, anche qualora non fosse prevista dalla normativa di settore, sarebbe comunque imposta dalla legge.
Secondo i giudici amministrativi, pertanto, i prescritti non possono essere ammessi alla fase di stipula delle transazioni.
Il TAR, al contempo, ha considerato illegittimo l’art. 5 comma 2 del decreto moduli, che esclude dalle transazioni coloro che sono stati contagiati prima del 24 luglio 1978, norma ritenuta non conforme, tra l’altro, all’orientamento della Cassazione.
Conseguentemente il TAR ha annullato il Decreto impugnato nella suddetta parte, nei confronti dei danneggiati che hanno promosso i procedimenti decisi con le pronunce qui esaminate.
Appena possibile posteremo un commento più approfondito.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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Cassazione civile sez. VI, 08 luglio 2013, n. 16972

La Corte d’appello di Bologna aveva accolto il ricorso proposto da un disabile con riferimento all’inesistenza dell’indebito che, secondo l’Inps, si era formato a suo carico per superamento del limite di reddito prescritto per godere della pensione di inabilità civile di cui all’ art. 12 della legge n. 118/1971, secondo i Giudici della Corte d’appello, invero, tra i redditi da prendere in considerazione non andava computato quello della casa di abitazione.

L’inps ricorreva in Cassazione.

La Suprema Corte, nella ordinanza qui commentata, in primis evidenzia le norme applicabili al caso di specie e la loro evoluzione nel tempo.

L’art. 8 della legge n. 114/1974, di conversione del D.L. n. 30/1974, stabiliva che le condizioni economiche per la concessione sia della pensione di cui all’art. 12 legge 118/71, sia per l’assegno di cui all’art. 13, fossero quelle previste dall’art. 3, della stessa legge per la concessione della pensione sociale, mentre il succitato articolo 3, dopo avere condizionato il diritto alla pensione a determinati limiti di reddito, prevedeva che dal computo del reddito fossero esclusi gli assegni familiari e la casa di abitazione.

L’art. 14 septies comma 4 del D.L. n. 663/1979, conv.… Continua a leggere

E’ arrivato stamane allo Studio, via pec, un nuovo preavviso di rigetto.

Gli esclusi sono gli eredi di un danneggiato trasfuso occasionale che avevano instaurato la causa di risarcimento dopo il decesso del loro congiunto, sia per i danni iure proprio che per danni iure hereditatis.

L’esclusione viene motivata facendo riferimento al decorso del termine di cui all’art. 5 comma 1 lettera a) del decreto moduli, precisando che, secondo il Ministero “si tratta di danno iure hereditatis”.

Invero, nel caso di specie, non solo il giudizio di risarcimento del danno è stato instaurato sia per danni iure proprio che per danni iure hereditatis, ma nessuno dei diritti succitati è prescritto.

E’ legittimo chiedersi chi potrà mai accedere alle transazioni se il Ministero esclude non solo gli eredi che siano nei termini in relazione ai danni iure proprio, ma, altresì, quelli che hanno rispettato anche i termini prescrizionali in relazione ai danni iure hereditatis.

Per altro, come sempre, il preavviso non contiene alcuna specifica motivazione che consenta di ricostruire il percorso giuridico, logico o scientifico dell’esclusione.

Ben avrebbe fatto a questo punto il Ministero a dichiarare, anni or sono, apertamente che nessuno o quasi potrà mai terminare  positivamente il percorso… Continua a leggere

Decreto Legge 28 giugno 2013 n. 76  – Avvocato Sabrina Cestari

I commi quinto e sesto dell’art. 10 del recente decreto legge n. 76/2013 “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonche’ in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”, pubblicato nella G U n. 150 del 28/6/2013, decreto vigente dalla data della pubblicazione, sono intervenuti sulla vexata quaestio dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui alla legge n. 118 del 1971, in relazione al computo dei redditi percepiti da altri componenti del nucleo familiare.

Ricordiamo che, proprio ai fini del calcolo del requisito reddituale, nella circolare Inps n. 149/2012, l’Istituto aveva preso a riferimento, per gli invalidi civili al 100%, oltre al reddito personale anche quello del coniuge del disabile.

Tuttavia, dopo le proteste delle associazioni dei disabili, dei sindacati e l’intervento dell’ex Ministro Fornero, che aveva chiesto un approfondimento, l’Inps, con il messaggio n. 717 del 14/01/2013, aveva stabilito che: “In attesa della preannunziata nota ministeriale a chiarimento della complessa materia dei limiti reddituali delle pensioni di inabilità civile ed in considerazione di una interpretazione… Continua a leggere

L’art. 10 del decreto legge n. 76/2013 pubblicato nella G U n. 150 del 28/6/2013 è intervenuto sulla questione dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti in relazione al cumulo tra redditi personali e redditi familiari.

Il comma quinto dell’art. 10 del suddetto decreto ha previsto che il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui all’articolo 12 della legge n. 118/1971, venga calcolato con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte.

Il sesto comma dello stesso decreto ha disposto che la norma si applicherà anche alle domande di pensione di inabilità in relazione alle quali non sia intervenuto provvedimento definitivo ed ai procedimenti giurisdizionali non conclusi con sentenza definiva alla data di entrata in vigore della succitata disposizione, limitatamente al riconoscimento del diritto a pensione a decorrere dalla medesima data, senza il pagamento di importi arretrati.

Non si farà luogo inoltre al recupero degli importi erogati prima della data di entrata in vigore della stessa disposizione laddove conformi con i criteri di cui al comma 5 dello stesso… Continua a leggere

Montelepre 29/30 giugno 2013 Auditorium Comune

Le associazioni Obiettivo Trapianto, Cuore che vede, Associazione Thalassemici, in collaborazione con il CeSVoP organizzano il primo memorial “Angelo Candela” per sensibilizzare la cittadinanza alla donazione degli organi.
Un’occasione per promuovere e sensibilizzare alla cultura del dono.

Il 29 giugno, presso il Centro Sportivo “Padre Pino Puglisi” si terrà un torneo di calcetto che coinvolgerà le associazioni e la cittadinanza di Montelepre.

Il 30 giugno, presso l’Auditorium del Comune, si terrà un dibattito con testimonianze e aspetti medico, giuridici e sociali sulla donazione degli organi.

Interverranno, fra gli altri il Presidente dell’associazione Obiettivo Trapianto, Renato Di Marco, il Direttore del CeSVoP, Alberto Giampino, il Presidente dell’associazione Thalassemici di Agrigento Roberto Piccione ed il Presidente dell’associazione Cuore che vede, Giuseppe Sclafani.

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(Dipartimento della Funzione Pubblica – Parere 22.5.2013 n. 23580 – Avvocato Sabrina Cestari)

L’Inps aveva chiesto un parere al Dipartimento della Funzione Pubblica in ordine alla possibilità di sospendere, per tutto l’anno 2013, gli obblighi di assunzione relativi ai soggetti disabili e ai centralinisti non vedenti, previsti rispettivamente dalla legge n. 68/1999 e dalla legge n. 113/1985.

La sospensione richiesta dall’Ente si fondava da un lato sulle modifiche organizzative cui l’Inps è stato sottoposto negli ultimi anni a causa degli interventi normativi che hanno disposto la soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals, con trasferimento delle relative funzioni all’Inps (d.l. n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla legge 214/2011) e dall’altro sulla riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni (d.l. n. 95/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135/2012).

Nel parere n. 23580/2013, qui commentato, il Dipartimento della Funzione Pubblica precisa che in generale le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche sono consentite solo in presenza di posti disponibili nella dotazione organica, fatte salve le specifiche deroghe espressamente previste dalla legge… Continua a leggere

E’ arrivato stamane allo Studio, via pec, l’ennesimo preavviso di rigetto.

Gli esclusi sono gli eredi di un danneggiato talassemico che avevano instaurato la causa di risarcimento dopo il decesso del loro congiunto, sia per i danni iure proprio che per quelli iure hereditatis.

L’esclusione viene motivata facendo riferimento all’evento trasfusionale e al decorso del termine, in quest’ultimo caso in quanto secondo il Ministero “si tratta di danno iure hereditatis”.

Naturalmente verranno presentate le osservazioni, tuttavia, va evidenziato, che, ad oggi, il Ministero sembra non aver tenuto in alcun conto le controdeduzioni,  i provvedimenti definitivi di rigetto già ricevuti, se pur in fattispecie diverse da quella in parola, non recano, infatti,  al riguardo alcuna motivazione.

Il numero di protocollo del preavviso è: 4753 del 18/06/2013.

Sabrina Cestari

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Domenica prossima, 16 Giugno 2013, si terrà ad Agrigento presso la sede associativa di Via Francesco Crispi, 150, l’assemblea ordinaria.
La seconda convocazione è fissata per le ore 10.
All’ordine del giorno anche gli sviluppi in ordine alle transazioni ed alla rivalutazione dell’indennizzo, a tal fine la riunione sarà aperta anche agli assistiti dello Studio che non fanno parte dell’Associazione di Agrigento.
L’intervento in relazione alle problematiche legali avverrà alle 10.30.

Sabrina Cestari

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Anche oggi un nuovo provvedimento definitivo di rigetto a danno di un danneggiato talssemico.

L’esclusione è fondata solo sulla prescrizione del diritto.

Nel caso in oggetto il procedimento civile è pendente in primo grado.

La causa civile era stata instaurata prima del 31 dicembre 2007.

Il numero di protocollo del provvedimento definitivo è:

RIDAB 4595 del 11/06/2013

Il numero di protocollo del rispettivo preavviso di rigetto è:

RIDAB 2231 del 27/12/2012

Sabrina Cestari

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Tribunale di Reggio Emilia – sentenza n. 185 del 05/06/2013

Un danneggiato conveniva in giudizio il Ministero della Salute per il riconoscimento dell’indennizzo di cui alla legge 210/92, in quanto aveva contratto l’HCV a causa di trasfusioni di sangue infetto.

Durante la fase amministrativa, volta ad accertare il diritto all’indennizzo de quo, l’emodanneggiato era stato sottoposto a visita presso la CMO competente, che aveva riconosciuto il nesso causale tra la sua malattia e le trasfusioni subite ed aveva, altresì, ascritto la patologia ad una delle categorie della tabella A allegata al DPR n. 834/1981, tuttavia, la sua istanza era stata rigettata per intempestività.

Avverso tale giudizio il danneggiato aveva presentato ricorso amministrativo al Ministero della Salute, che pur ritenendo la domanda tempestiva l’aveva rigettata negando l’ascrivibilità tabellare in precedenza riconosciuta dalla CMO.

Nella sentenza qui commentata il Tribunale ha statuito che “appare del tutto arbitraria” la successiva decisione del Ministero della Salute, che in sede di ricorso avverso il solo giudizio di intempestività della domanda di indennizzo, ha modificato il giudizio della CMO, dichiarando la patologia non ascribivile ad alcuna categoria.

Il sistema amministrativo consegnato dal Legislatore in tema di indennizzo, secondo il Tribunale di Reggio Emilia, non consente, infatti,… Continua a leggere

Altro provvedimento definitivo di rigetto inviato via pec.
L’esclusione riguarda un danneggiato talassemico al quale vengono contestati prescrizione ed evento trasfusionale ante 1978.
Il preavviso di rigetto era giunto allo Studio in data 15/02/2013, successivamente erano state inviate le controdeduzioni.
Il giudizio risarcitorio è in primo grado ed è pendente.
La causa civile era stata instaurata prima del 31 dicembre 2007.
Il numero di protocollo del provvedimento definitivo è:
RIDAB 4467 del 07/06/2013
Il numero di protocollo del rispettivo preavviso di rigetto è:
RIDAB 1432 del 15/02/2013

Sabrina Cestari

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Oggi è arrivato, via pec, un nuovo provvedimento definitivo di rigetto, la motivazione è il decorso del termine di cui all’art. 5 comma 1 lettera a) del decreto moduli.

Il danneggiato è un trasfuso occasionale.
Il preavviso di rigetto era stato inviato il 23/10/2012, si trattava del primo preavviso giunto allo Studio.
Numero di protocollo del provvedimento definitivo Ridab 4403 del 06/06/2013
Numero di protocollo del preavviso di rigetto Ridab n. 272 del 23/10/2013

Sabrina Cestari

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Cassazione civile sez. VI 8 maggio 2013 n. 10926

Gli eredi di un dipendente ospedaliero, deceduto per infermità contratta durante il lavoro a causa di contatto con sangue infetto, convenivano in giudizio il Ministero della Salute per il risarcimento dei danni patiti dal loro dante causa.

La domanda veniva respinta per prescrizione del diritto.

Gli eredi ricorrevano in Cassazione contestando, tra l’altro, l’individuazione del cd. exordium praescriptionis che, secondo loro, non doveva essere identificato, come era avvenuto nella sentenza impugnata, nella data di presentazione della domanda di riconoscimento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, bensì nella data della comunicazione da parte della competente CMO del nesso causale tra il lavoro svolto e la malattia.

I ricorrenti, inoltre, qualificavano la responsabilità ministeriale come contrattuale, configurando così un termine prescrizionale decennale.

La Cassazione, nella sentenza qui commentata, in primis evidenzia che gli eredi hanno agito solo per i danni iure hereditatis e non anche per i danni iure proprio e che gli stessi, inoltre, non hanno fatto valere il diritto facente capo al loro dante causa nei confronti del datore di lavoro, conseguentemente la fattispecie, benchè relativa a danni patiti da lavoratore dipendente a contatto con sangue ed emoderivati non idoneamente… Continua a leggere

Negli ultimi mesi diversi consulenti tecnici d’ufficio e di parte mi hanno contattata per avere dei chiarimenti ai fini del calcolo degli arretrati derivanti dalle somme maturate a titolo di rivalutazione dell’indennità integrativa speciale in relazione all’indennizzo ex lege 210/92, ho deciso, pertanto, di pubblicare, a loro beneficio, la presente sintetica nota.
L’indennizzo ex lege 210/92 si compone di due parti:
la prima consiste in un assegno determinato nella misura di cui alla tabella B allegata alla legge 29 aprile 1976, n. 1172, come modificata dall’articolo 8 della legge 2 maggio 1984, n. 111, tale importo costituisce circa il 5% di quanto liquidato ogni anno ad ogni singolo danneggiato;
la seconda consiste in una somma corrispondente all’importo dell’indennità integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324 (i.i.s) , somma pari a 6.171,96 euro annui (1.028,66 bimestrali).
Il Ministero della Salute ha escluso, sino al 2012, la rivalutazione annua sulla seconda somma (i.i.s).
Tale interpretazione è stata cristallizzata legislativamente nell’art. 11 comma 13 del d.l. 78/10, attraverso il quale si è previsto che il comma 2 dell’art. 2 della legge 25 febbraio 1992, n. 210 e successive modificazioni si interpreta nel senso che la somma corrispondente all’importo dell’indennità… Continua a leggere

Sono arrivati, via pec, questa volta contemporaneamente, tre nuovi provvedimenti definitivi di rigetto.

Le esclusioni sono fondate sui medesimi motivi delle due precedenti, si tratta, infatti, di danneggiati talassemici ai quali vengono contestati prescrizione ed evento trasfusionale ante 1978.

Tutti e tre i preavvisi di rigetto erano giunti allo Studio in data 15/02/2013, successivamente erano state inviate le controdeduzioni.

Il giudizio risarcitorio è in primo grado ed è pendente per tutti gli esclusi.

La causa civile era stata instaurata prima del 31 dicembre 2007.

Il numero di protocollo dei provvedimenti definitivi è:

RIDAB 3945 del 14/05/2013, RIDAB 3946 del 14/05/2013, RIDAB 3947 del 14/05/2013

Il numero di protocollo dei rispettivi preavvisi di rigetto è:

RIDAB 1465 del 15/02/2013, RIDAB 1466 del 15/02/2013, RIDAB 1463 del 15/02/2013

Se pur ogni commento appare superfluo, vorrei riportare le eloquenti parole di uno dei miei assistiti: “dopo quasi dieci anni di causa, dopo decine di riunioni al Ministero, dopo le vane rassicurazioni dei politici di turno, dopo un iter amministrativo degno di un libro di Kafka, dopo pagine e pagine di controdeduzioni, alla fine ci hanno liquidato con un provvedimento in puro burocratese di non più di quattro righe, inviato via pec, tutto questo… Continua a leggere

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