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articoli anno 2018
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Sentenza del Tribunale Milano sez. lav. n. 1284 del 17/04/2014

Il ricorrente, quale genitore di un figlio gravemente disabile, era tra i soggetti che in base all’art. 42, comma 5, d.lgs 115/2001 sono titolari del diritto di usufruire dei permessi di cui all’art. 4, comma 2, l.n. 53/2000.
In tale veste egli aveva usufruito del congedo straordinario biennale retribuito.
Successivamente aveva richiesto analogo beneficio in quanto genitore di altro figlio disabile portatore di handicap grave.
L’inps, come avviene sempre in questi casi, aveva ritenuto di non accogliere la domanda in quanto il congedo già concesso ed usufruito aveva avuto una durata pari a due anni e, quindi, secondo la lettura fornita dall’istituto, pari al massimo complessivo dei periodi di congedo che un lavoratore può ottenere nell’arco della sua vita lavorativa.
Invero, l’inciso “…nell’arco della vita lavorativa”, contenuto nella legge, viene interpretato dall’Istituto come riferito al lavoratore e quindi alla sua esperienza lavorativa all’interno della quale i periodi di congedo usufruibili in totale non potrebbero superare il limite di due anni.
Con la sentenza qui commentata, invece, il Tribunale di Milano ha ritenuto che una lettura della norma di cui all’art. 42, comma 5 bis d.lgs n. 115/2001 che tenga conto dei principi costituzionali e dello spirito stesso della legge non possa che condurre all’accoglimento della domanda del ricorrente e, quindi, alla proclamazione del diritto ad ottenere un nuovo periodo di congedo straordinario per ulteriori due anni.
La norma, secondo il Giudice, stabilirebbe che i due anni costituiscono il limite massimo del congedo per ciascuna persona disabile e non per il lavoratore.
In sostanza, il Tribunale ha ritenuto che “perché la norma possa avere un significato compiuto che tenga conto del suo contenuto complessivo, debba essere interpretata nel senso che, qualora più siano i familiari portatori di handicap, il congiunto lavoratore può, per ciascuno di essi, godere di un periodo di congedo che, ogni volta, non superi i due anni.”.
Tale indicazione sarebbe “conforme allo spirito della legge e ai principi costituzionali.”
Per altro, nel caso di specie, il Giudice ha osservato che “sarebbe profondamente ingiusto che, in presenza di più figli disabili, il minore sia privato della possibilità di ricevere l’assistenza da parte dei suoi genitori di cui, invece, ha goduto il fratello (rectius la sorella) maggiore”.
Invero: “nel bilanciamento degli interessi in gioco: da un lato quello del datore di lavoro alla prestazione dei genitore e, dall’altro alto, quello del figlio disabile alla presenza del congiunto, è di tutta evidenza che il secondo debba prevalere sul primo.”.
Deve essere evidenziato che non è noto se la sentenza sia stato oggetto di appello da parte dell’Inps.
Avvocato Sabrina Cestari

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