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Sabrina Cestari
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A norma dell’art. 9, comma 1-bis, del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115 nelle controversie di assistenza obbligatoria (e quindi in tutte quelle concernenti l’indennizzo ex lege 210/92, incluse quelle nelle quali si chieda anche la sola rivalutazione integrale dell’indennizzo), sono obbligati a versare il contributo unificato soltanto coloro che, sulla base dell’ultima dichiarazione, sono titolari di un reddito imponibile, ai fini dell’imposta personale sul reddito, superiore a tre volte l’importo previsto dall’articolo 76 del medesimo decreto.
Tale ultimo importo è stabilito con decreto del Ministro della giustizia.
Il precedente importo indicato nell’art. 76 citato, introdotto con decreto del 20 gennaio 2009, era pari a euro 10.628,16: la soglia di esenzione, al di sopra della quale scatta l’obbligo di versamento del contributo, era pertanto pari a € 31.884,48.
Con decreto del 2 luglio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250 del 25 ottobre 2012, il predetto importo è stato aumentato a 10.766,33 euro, con la conseguenza che la soglia dell’esenzione è attualmente fissata a € 32.298,99.
E’ bene precisare che con circolare n. 10 dell’11 maggio 2012 il Ministero della Giustizia ha chiarito che, ai fini dell’esenzione, il reddito è dato dalla somma dei redditi di ogni componente della famiglia compreso l’istante, e cioè di tutti coloro che risultino con lui conviventi all’anagrafe e che quindi appaiono sul suo certificato di residenza: benché l’art. 9 comma 1-bis faccia riferimento al reddito del solo ricorrente, infatti, il richiamo all’art. 76 del d.p.r. 115/02, contenuto nell’art. 9 del medesimo decreto, deve intendersi “nella sua interezza”, ed in effetti l’art. 76 stabilisce che per il calcolo dell’importo in esso stabilito si deve tenere conto dei redditi di tutto il nucleo familiare.
E’ bene anche ricordare che tale esenzione opera esclusivamente nelle controversie di assistenza obbligatoria e non invece nelle cause civili di risarcimento danni, dove il limite per l’esenzione dal contributo è molto più basso: in quest’ultimo caso, infatti, il danneggiato potrà beneficiare della sola ammissione al patrocinio a spese dello Stato (beneficio che comporta, tra l’altro, l’esenzione dal versamento del contributo unificato, così come di ogni altra spesa), sempre che il reddito della parte e degli altri soggetti con lui conviventi non superi, complessivamente, 10.766,33 euro.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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6 Responses to Controversie di assistenza obbligatoria: limite esenzione ai fini del contributo unificato elevato a 32.298,99 euro

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Antonio

    Non si fa riferimento al documento isee, bensì alla dichiarazione dei redditti o alla certificazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate.
    Cordiali saluti,
    Avvocato Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ patrizia

    sì, ritengo che la norma da lei citata dovrebbe trovare applicazione con relativo aumento della soglia limite in relazione al numero dei conviventi.
    cordiali saluti
    sabrina cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ sara

    Come ho già scritto, i miei assistiti di Agrigento e provincia hanno ricevuto gli arretrati con il bimestrale di Dicembre, così non è stato per i clienti residenti a Palermo o Trapani o in altre Regioni, seppure gli stessi ricevano il pagamento dell’indennizzo dal Mef. Il Ministero della Salute non ha reso noto i tempi del pagamento, nè il criterio sino ad oggi seguito, anche se è ragionevole supporre che la liquidazione degli arretrati dovrebbe avvenire per coloro che sono pagati dal Mef nei prossimi mesi. In ogni caso se Lei come ha scritto ha instaurato il giudizio di ottemperanza dovrebbe ottenere a breve quanto le spetta. In ordine al comportamento del Ministero della Salute mi sono già pronunciata e penso ci sia poco da aggiungere, credo sia evidente il modus operandi. Per quanto riguarda il sito è a vostra disposizione per scambiarvi informazioni e confrontarvi.
    Cordiali saluti
    Sabrina Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Maria

    Usualmente viene preso a riferimento il reddito dei componenti della famiglia dell’anno precedente, nel suo caso Lei per evitare il cumulo dovrebbe far riferimento, invece, ai redditi
    dell’anno in corso che, tuttavia, essendo appena iniziato non possono che essere un dato di previsione e non effettivo. La scelta dovrà essere da Lei valutata insieme al Legale che seguirà la causa. In concreto non ho mai affrontato un caso analogo, quindi, non posso riportarLe precedenti.
    Cordiali saluti.
    Avv. Cestari

  • Avv. Cestari scrive:

    @ Massimo

    Le riporto la norma:

    Art. 9 1-bis. (D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115)

    “Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a tre volte l’importo previsto dall’articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all’articolo 13, comma 1.”

    Come leggerà si tratta del reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito risultante dall’ultima dichiarazione.

    Per quanto concerne la voce specifica in dichiarazione dei redditti, il quesito deve essere posto ad un caf o ad un commercialista, non essendo di mia competenza.

    Cordiali saluti.

    Sabrina Cestari

  • Sabrina Cestari scrive:

    In primis Le preciso che l’ importo da Lei citato non è corretto, occorre infatti fare riferimento alle modifiche introdotte dal decreto del 1 aprile 2014, come evidenziato in un articolo pubblicato sul presente sito, invero, l’attuale soglia dell’esenzione è fissata in € 34.107,72. Il Reddito preso in considerazione è quello del nucleo familiare, ovvero i componenti presenti nello stato di famiglia (aventi la stessa residenza), tuttavia, i controlli vengono effettuati sull’ultima dichiarazione dei redditi del ricorrente ed il fatto che la dichiarazione che avete presentato Lei e Suo marito sia congiunta potrebbe rappresentare un problema in sede di verifica. Lo Studio non ha precedenti in tal senso, né abbiamo mai eseguito una ricerca giurisprudenziale per conoscere come siano stati decisi eventualmente casi analoghi. La scelta, quindi, tra dichiarare in autocertificazione ai fini del contributo solo il Suo reddito e non pagarlo con il rischio di una verifica e di un possibile contenzioso, oppure pagare il contributo per evitare ogni possibile contestazione, dovrebbe valutarLa con il Suo Legale. Cordialità. Avv. Cestari