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Sabrina Cestari
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articoli anno 2018
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Con due recenti sentenze, rese a Sezioni Unite e pubblicate il 22 luglio scorso, la Corte di cassazione si è pronunciata, in senso sfavorevole ai danneggiati, sul termine entro il quale deve essere domandato l’indennizzo nonché su quello per impugnare avanti al giudice ordinario l’eventuale rigetto dell’istanza. Con sentenza n. 15353/2015 la Corte ha ribadito che la domanda di indennizzo deve essere presentata entro tre anni dalla conoscenza del danno e che tale termine ha natura decadenziale, pertanto il suo mancato rispetto comporta la perdita definitiva ed irrevocabile del beneficio. La Cassazione ha ulteriormente stabilito che questo termine si applica a tutte le domande presentate dopo la sua introduzione, avvenuta con legge 25 luglio 1997, n. 238, entrata in vigore il 28 luglio 1997. Qualora però la conoscenza del danno sia anteriore rispetto al 28 luglio 1997, i tre anni decorrono da quest’ultima data. Se la conoscenza è invece posteriore all’introduzione del termine, l’istanza è ammissibile solo se inviata o protocollata entro tre anni dalla conoscenza del danno. Con sentenza n. 15687/2015, la Cassazione ha invece chiarito che il termine di un anno previsto dall’art. 5 comma 3 della legge 210/92 ha parimenti natura perentoria, questo significa che l’eventuale decreto del Ministero della salute che rigetta in via definitiva la domanda di indennizzo deve essere tassativamente impugnato avanti al giudice ordinario entro un anno dalla sua ricezione.

Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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4 risposte a Indennizzo legge 210/92: i termini per la domanda e per il ricorso sono perentori

  • Sabrina Cestari scrive:

    @ andrea

    Il Veneto in assenza del trasferimento completo dei fondi necessari da parte dello Stato per il pagamento di indennizzo, arretrati ed interessi ha sospeso il pagamento. La situazione attuale, per quanto di mia conoscenza, riguarda la Sua Regione, in altre, come la Calabria, esistono problematiche altrettanto gravi ma in parte diverse, che purtroppo sono andate cronicizzandosi negli anni. Il punto è che un “conflitto” tra Stato e Regione non dovrebbe mai ripercuotersi sui diritti dei cittadini, in particolare laddove, come nel caso di specie, si sia in presenza di un diritto di carattere assistenziale, tuttavia, se non emergerà una soluzione politica, come è già avvenuto in passatto, i cittadini per vedere tutelati i propri diritti dovranno necessariamente intraprendere la strada di un contenzioso. Cordialità. Avv. Cestari

  • Sabrina Cestari scrive:

    @ Andrea

    Se vuole può contattarmi via mail: avvsabrinacestari@libero.it o lasciarmi via mail privatamente il Suo numero in modo che possa conttarLa senza impegno, con il Collega Alberto Cappellaro stiamo, invero, valutando le iniziative in relazione al problema “Veneto”. Distinti saluti. Avv. Cestari

  • Sabrina Cestari scrive:

    @ Andrea

    Il problema è sempre lo stesso ovvero il mancato trasferimento dei fondi dallo Stato alle Regioni.
    Distinti saluti.
    Avv. Cestari

  • Sabrina Cestari scrive:

    @ Michele
    Come Le ha scritto ieri sul proprio sito il Collega Alberto Cappellaro, il decorso della prescrizione non dipende solo dalla domanda di indennizzo, pertanto, solo sulla base degli elementi da Lei esposti nella domanda formulata, senza esaminare tutta la documentazione, non è possibile risponderLe compiutamente; in ogni caso dovreste interrompere i termini di prescrizione del diritto al risarcimento del danno sia nei confronti del Ministero della Salute che nei confronti della Struttura sanitaria, andrebbe poi valutata la convenienza economica di un eventuale contenzioso con riferimento alla gravità del danno e all’indennizzo già percepito, come già evidenziato dal Collega. Cordialità.
    Sabrina Cestari

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